Il calcio in URSS: la gloriosa Dinamo Kiev. Valeri Lobanovski (VI)

Le origini del calcio sovietico: Valeri Lobanovski. La crisi e la fine del primo ciclo di vittorie (1977-1979)

di Davide Manca
Davide Manca
(372 articoli pubblicati)
Oleg Venhlinsky

Dnipropetrovs'k. 1977, 17 agosto. Lobanovski non ha ancora totalmente digerito la partenza verso Minsk (seconda divisione) dell'amico Bazylevich. Arriva in quella che è stata per anni la sua città, sta dominando il campionato senza sconfitte. Lo aspetta il Dnepr, all'andata ha vinto 4-0. Kanevski, tuttavia, decide di fargli lo scherzo: catenaccio e ripartenze, a cinque dalla fine Kutsev indovina la palla giusta e supera Yurkovski, portiere che a Kiev resterà poco. 1-0, il Colonnello perde la prima. In realtà perde l'unica, perché nelle tredici rimanenti raccoglie sette vittorie e sei pareggi, laureandosi campione dell'URSS per la terza volta. La squadra macina numeri eccezionali, miglior difesa, miglior attacco, maggior numero di vittorie, minor numero di sconfitte, Blokhin capocannoniere. Lascia tuttavia troppe briciole agli altri - 14 pareggi in 30 giornate - e raggiunge la matematica certezza solo al penultimo turno.

Lobanovski riconquista un titolo dopo aver perso Coppa dell'URSS - ai quarti con la Dinamo Mosca - ed essere uscito in semifinale di Coppa dei Campioni: eliminato il Bayern Monaco (0-1, 2-0), i sovietici sfiorano la finale vincendo di misura in casa contro il Borussia Moenchengladbach, ma subendo il 2-0 in terra teutonica. Il club non va avanti nemmeno nella Coppa UEFA 1977-1978, escluso subito da un'altra formazione tedesca, l'Eintracht Braunschweig. A fine anno, la Dinamo Kiev si gioca la prima edizione della Supercoppa dell'URSS con la sezione dell'NKVD fondata a Mosca sul campo di un'altra Dinamo, a Tbilisi: vince Mosca, 1-0.

In questo periodo, il leggendario allenatore di Kiev diviene uno dei principali sostenitori dietro le quinte dell'apertura delle frontiere per i giocatori dell'URSS, del passaggio dal dilettantismo al professionismo al fine di garantire ai calciatori maggiori diritti e dell'autofinanziamento e autogestione delle squadre. Il tutto si concretizzerà alla fine degli anni ottanta, con una riforma del calcio promossa da Gorbaciov.

L'anno seguente, la Dinamo Kiev conquista la Coppa nazionale - 2-1 in rimonta contro lo Shakhtyor Donetsk - ma rinuncia al campionato, chiudendo in seconda posizione dietro alla Dinamo Tbilisi dell'allenatore Akhalkatsi, leggenda del calcio georgiano. Non va meglio in Coppa Campioni - fuori col Malmoe - preludio a una stagione magra, magrissima: il calendario calcistico sovietico si riempie sempre più, il campionato si allunga a 34 turni, la coppa si allunga con una fase a gruppi prima dell'eliminazione diretta, la Dinamo Kiev non si fa trovare pronta e ne esce scossa. Fuori ai quarti di Coppa contro il CSKA, terza in campionato staccata di una manciata di lunghezze da Spartak Mosca e Shakhtyor.

Per la prima volta da quando guida la società fondata nel 1927 dalla polizia segreta, Lobanovski non ha né il miglior attacco né la miglior difesa. La ciliegina sulla replica della stagione 1976 arriva in Coppa UEFA, dove Lobanovski centra un'altra clamorosa eliminazione: fa fuori CSKA Sofia e Banik Ostrava, ma scivola affrontando la squadra dei ferrovieri di Sofia. Con la Lokomotiv bulgara, il Colonnello perde in trasferta di misura e va all'intervallo del match di ritorno sul due a zero. Passerebbe, se non fosse per un gol subito dai sovietici a circa venti minuti dalla fine. Kiev è fuori per la regola dei gol fuori casa. La Dinamo non regge più né i ritmi europei né i ritmi nazionali. Urge una nuova rivoluzione.

Il triennio 1977-1979 si rivela uno dei periodi più difficili per Lobanovski. Dopo anni alla guida della stessa squadra, si ritrova di fronte allo stesso problema che aveva avuto Maslov nel lontano 1964deve ringiovanire la squadra. La vecchia guardia abdica per motivi anagrafici e malumori vari - Rudakov, Muntyan, Reshko e Onischenko si ritirano, Troshkin e Matvienko finiscono al Dnepr, Zuyev a Rostov - ed è rimpiazzata con giovani del calibro di Bessonov, Baltacha, Yevtushenko e Demianenko, da affiancare ai veterani rimasti.

Fonte: l'autore Davide Manca

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