Il calcio in URSS: Eduard Streltsov (VI)

Le origini del calcio sovietico: il più grande di tutti, Eduard Streltsov. Gli ultimi anni e la sua eredità.

di Davide Manca
Davide Manca
(438 articoli pubblicati)
Russian Footballers

1997, 23 luglio. Mosca, Russia. Cimitero di Vagankovo. La Torpedo gli ha donato l'onore di sgombrare i fiori dalla tomba, per lui è più un onere. Quella tiepida mattina però, l'hanno già anticipato: ad aspettarlo davanti al monumento del più grande di sempre, una donna sta piangendo. L'anziano la riconosce: è Marina Lebedeva. Non fa in tempo a fare un altro singolo passo, che la donna si è accorta della sua figura e se n'è già andata e con lei l'ultima possibilità di risolvere uno dei misteri più controversi del calcio sovietico. Viktor Maryenko lo riaccoglie nella Torpedo. Non sorride più, non è più spavaldo come un tempo. Lo Streltsov che esce dal gulag è un'altra persona, malinconica, riflessiva, introversa.

In campo i tunnel e le giocate spettacolari sono accantonate, non può permettersele più. Non scherza più col Regime, che sta cambiando calcisticamente corso: il nuovo che avanza è la Dinamo Kiev guidata da Maslov. A pochi turni dalla fine del campionato, Maslov perde in trasferta contro la penultima in classifica e nella stessa giornata soffre anche la Torpedo, sotto nel gelo di Minsk. Nel finale, i moscoviti rimontano e blindano il 3-1, superando la Dinamo al 1° posto. Servono 4 vittorie nelle restanti partite, arrivano, Streltsov mette sempre la sua firma, in qualche modo: 12 reti a fine stagione e 2° campionato nella storia della Torpedo.

È sospinto dai tifosi, sia di casa sia ospiti, specialmente quelli che l'hanno conosciuto durante la prigionia. Il KGB non lo perde mai d'occhio e gli consente di andare all'estero solo dopo il Mondiale del 1966, non ne giocherà mai uno. Il 16 ottobre torna stabilmente in nazionale e nello stesso anno la Torpedo diviene la prima squadra sovietica a giocare la Coppa Campioni: affronta l'Inter, Streltsov arriva alla Scala del calcio, i nerazzurri passano 1-0. A fine anno è votato 2° miglior calciatore del Paese. Più o meno nello stesso periodo, Streltsov incontra di nuovo Alla Demenko, la sua prima moglie, ma non gli chiarisce la vicenda della dacia, pentendosene.

Non farà mai parola con nessuno di quella storia se non al suo capezzale, rivelando alla seconda moglie di essere completamente innocente. Negli ultimi anni arretra a trequartista e si mette a disposizione della squadra: miglior calciatore sovietico (1967 e 1968), 1 Coppa dell'URSS (1968), quasi capocannoniere in campionato nello stesso anno con 21 reti. Si ritira nel 1970, a 33 anni, dopo la rottura del tendine d'Achille. 

Entra nell'Istituto di Educazione Fisica e ottenuto il patentino di allenatore preferisce insegnare calcio ai bambini. Con qualche comparsata come vice-allenatore della prima squadra. Partecipa a diverse partite tra veterani: in un'occasione si ritrova in un luogo vicino a Chernobyl, parte dalla panchina, gli spettatori allora minacciano di distruggere tutto quello che c'è attorno se non fosse sceso immediatamente in campo, in un episodio simile a quello accaduto nel 1964.

Nei suoi ultimi anni di vita è colto da una grave polmonite: in realtà, col passare dei mesi, si scopre che si tratta di un cancro ai polmoni. Il 21 luglio iniziano a girare premature voci sulla sua morte in quel di Mosca, tanto che allo Stadio Dinamo, lo speaker dell'impianto ne annuncia il decesso e i tifosi gli tributano un omaggio. Streltsov è ancora vivo, ma lo resterà per poche ore, trapassando nella notte tra il 21 e il 22 luglio 1990, a 53 anni, indubbiamente segnato dalla vita nel gulag. Nel 2001 il grande scacchista Anatoli Karpov fonda il Comitato Streltsov, col fine di riabilitare la sua memoria, ma nonostante le numerose richieste di personalità culturali, sportive e politiche, il caso criminale del 1958 non è stato riaperto e la sentenza rimane in vigore ancora oggi. A testimoniare la sua eredità calcistica nel 1998 una sua statua è eretta fuori dal Luzhniki. Inoltre, lo stadio della Torpedo porta il suo nome, così come il colpo di tacco: oggi in Russia è ancora chiamato «streltsov».

Fonte: l'autore Davide Manca

DI' LA TUA

0
0 COMMENTI

Inserisci qui il tuo commento

Gazzetta Fan News

Modifica password

Inserisci la password attuale: Inserisci la nuova password: Conferma la nuova password:

Grazie per il tuo commento!

Il commento sarà pubblicato appena moderato.

Grazie per aver compilato il form

A breve riceverai un feedback dallo staff di Gazzetta Fan News.

Grazie

Hai completato la tua registrazione! Inizia subito a partecipare alla community di GazzaNet

Continua la tua navigazione

Login

RECUPERA PASSWORD

Per recuperare la password inserisci la tua email.



Inserisci la tua nuova password.