Il calcio in URSS: Eduard Streltsov (V)

Le origini del calcio sovietico: il più grande di tutti, Eduard Streltsov. Il ritorno alla ZIL e al calcio: l'anno tra i dilettanti.

di Davide Manca
Davide Manca
(438 articoli pubblicati)
Leonid Brezhnev

1963. Da qualche parte nella regione di Tula, Unione Sovietica. Meno quindici gradi circa. Lasciatosi la cancellata alle spalle, prende la giacca carceraria e la butta a terra. Dopo quattro anni e mezzo di lavori forzati è di nuovo un uomo libero.

Resta pochi mesi al villaggio di Lesnoy, uno dei campi interni al Vyatlag, poi è trasferito in un altro gulag, nella regione di Mosca. Passa dal disboscare la sterminata vegetazione della taiga degli Urali a lucidare i macchinari di un impianto della difesa militare sovietica. Il destino non lo sottrae alla miniera, estrae il quarzo, a causa di questo lavoro si ammala in modo serio e rischia di nuovo la vita. È trasferito nuovamente, stavolta nella regione di Tula, non troppo distante dalla capitale. Durante la sua prigionia, gli allenatori e i giocatori della Torpedo vanno a trovarlo. Shustikov, suo amico alla Torpedo, gli fa incontrare la madre disabile mentre è nella regione di Tula.

Nel frattempo, la sua storia calcistica è cancellata. I cinque gol che ha segnato con la Torpedo nella stagione 1958 sono riportati come realizzati da altri calciatori. Il suo nome è eliminato anche dalla squadra olimpica del 1956. Il Partito cerca di screditarlo in ogni modo, giocando sulla sua scarsa istruzione e strappando pagine direttamente dai più famosi racconti di Chekhov.

La sua liberazione coincide con un parziale sgombero dei prigionieri di quel gulag, nei primi giorni di febbraio 1963. Lavora alla ZIL, torna a scuola per completare gli studi. A settembre sposa Raisa, nel febbraio 1964 nasce Igor. Non può giocare a calcio, non ancora. Poco importa, perché dopo essere rimasto fermo per un anno, nel 1964 ricomincia l'attività a livello dilettantistico, nella squadra della fabbrica. Ha perso forza, velocità, tenuta fisica, capelli... non la tecnica. La squadra della ZIL vince tutte le 11 partite in programma e il campionato aziendale, ma Streltsov è lasciato in panchina per gli incontri importanti, in modo che il Partito non si accorga di lui.

Sempre nel 1964, l'allenatore della ZIL riceve istruzioni di non far giocare Streltsov in una partita a Gorky (Nizhny Novgorod) contro la squadra della GAZ, la principale rivale del settore automobilistico. Nonostante ciò, i tifosi avversari riconoscono il campione in panchina e nel primo tempo organizzano una rivolta minacciando di dare fuoco allo stadio se Streltsov non fosse entrato in campo. D'accordo con i padroni di casa, Streltsov scende in campo nella ripresa, accolto dal pubblico con un'ovazione. In questi anni, la Torpedo gli fa assistere alle gare in casa e lo porta nelle trasferte. La dirigenza del club è preoccupata del fatto che i fan lo avrebbero bersagliato per quello di cui era accusato, invece i tifosi ospiti lo accolgono sempre con grandissimo entusiasmo. A Kharkiv (oggi Ucraina) il pubblico lo riconosce e inizia ad acclamarlo e a pregare che l'allenatore lo mandi a giocare. Non essendo un tesserato, Streltsov non può ancora scendere in campo, ma pur di celebrare quella giornata, a fine partita i tifosi disegnano un cerchio col gesso attorno alla sedia che aveva usato.

Il Pelé bianco gioca anche un paio di volte con le riserve della Torpedo e in un'amichevole del 1964 anche con la prima squadra, di nuovo a Gorky: questa volta è annunciata la sua presenza, il Partito interviene e lo ferma. I tifosi protestano nuovamente minacciando una sommossa e gli è data ragione, Streltsov gioca. Nell'ottobre 1964, mille operai della ZIL firmano una petizione per annullare la sua sospensione dal calcio. La missiva arriva a Brezhnev, ma la revoca della sospensione è negata: nei primi mesi della sua Segreteria, comandano tre fedelissimi di Krusciov. Prima dell'inizio della nuova stagione, Brezhnev soprassiede sui molti "no" della maggior parte dei leader presenti nel Politburo e permette a Streltsov di tornare e giocare: nel 1965 è un calciatore della Torpedo Mosca.

Fonte: l'autore Davide Manca

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