Il calcio in URSS: Eduard Streltsov (III)

Un'altra puntata per ripercorrere le origini del calcio sovietico

di Davide Manca
Davide Manca
(438 articoli pubblicati)
Di Stefano

Il 1957 termina con l'assegnazione del Pallone d'oro: il premio va a Di Stéfano, lui è settimo, primo dei sovietici.

Si fa avanti il rifondato CSK MO (CSKA) in cerca di un fuoriclasse in grado di esaltare le qualità degli altri e di riportare la squadra al successo. Streltsov rifiuta l'offerta. La squadra del KGB, la Dinamo, si prepara ad accoglierlo a braccia aperte: sono i campioni in carica e avendo rifiutato di giocare per gli altri, non ci sono alternative, ha scelto la Dinamo. Secondo loro. Mandano la leggenda Yashin per convincerlo, Streltsov sorprende tutti con un nuovo diniego. Tifa Spartak da sempre, sogna di giocarci un giorno, non può vestire i colori delle rivali storiche. I dirigenti di entrambe le formazioni non la prendono benissimo.

Nato il 21 luglio 1937 a Perovo, periferia est di Mosca, è cresciuto nell'altra squadra proletaria, la Torpedo, che però non è "abbastanza proletaria" da avere un adeguato appoggio da parte dei supporter cittadini. Non ha la stessa influenza e il potere politico dei sopracitati club ministeriali, non ha il largo consenso popolare della squadra fondata da Starostin. La formazione si appoggia all'azienda automobilistica Zavod Imeni Stalina (con l'arrivo di Krusciov il riferimento a Stalin verrà preferito a quello di uno dei suoi capi storici, Likhachov) Streltsov lavora come meccanico da quando ha 12 anni.

Non alla ZIS. Lavora nella fabbrica di fronte casa, la stessa dov'è impiegata anche la madre, che lo mantiene da sola. Il padre, ex soldato dell'Armata, si è rifatto una famiglia a Kiev e torna a trovare il figlio solo in rare occasioni. La fabbrica è la Frezer, azienda tra le più grandi nel settore meccanico e metalmeccanico.

Nel 1957 la Torpedo chiude il campionato al secondo posto, Streltsov continua a essere protagonista e continua a essere perseguitato: il Partito riprende sue presunte dichiarazioni del fatto che gli dispiaccia tornare in Patria dopo le tournée estere - in questo periodo attira l'attenzione di diverse formazioni di Francia e Svezia - e lo bolla come «possibile disertore».

Viktor Maslov in persona, all'epoca mister della prima squadra, l'ha portato alla sede della squadra all'età di 15 anni, il ragazzino aveva stupito l'allenatore della Torpedo giovanile in una partita con i ragazzi della Frezer. Non ci mette nulla ad arrivare in prima squadra, debutta nel 1954, è subito titolare nell'attacco di Morozov, l'anno dopo è il più giovane capocannoniere nella storia del calcio sovietico, va a segno 15 volte in 22 presenze, ha solo 18 anni. Kachalin lo convoca in nazionale, il ragazzino straripa: firma una tripletta all'esordio con la Svezia (6-0), poi mette altre tre reti all'India (11-0).

1958. Gennaio o febbraio a seconda delle versioni. Streltsov, ubriaco, è fermato dalla polizia per rissa. Resta nella stazione di polizia per diversi giorni e nei primi di febbraio, su richiesta della nazionale sovietica e della Torpedo Mosca, questa volta è spogliato del titolo di «maestro benemerito dello sport» ed è fuori dalla nazionale, che però non può permettersi di perdersi il suo miglior giocatore a pochi mesi dal Mondiale, anche perché il «vero» Pelé c'è l'hanno loro: Streltsov è costretto alle scuse pubbliche ed è reintegrato.

Il 18 maggio seguente è titolare nell'amichevole con l'Inghilterra in vista del Mondiale, giocata a Mosca e pareggiata 1-1. È la sua ultima partita prima dell'arresto, avvenuto otto giorni dopo. Quando torna a giocare nella Torpedo, nel lontanissimo 1965, Pelé ha vinto due Mondiali e dall'altra parte dell'Atlantico è salito alla ribalta un ragazzino che ha fatto impazzire la difesa del Benfica, mezzo Portogallo lo ha acclamato come il «quinto Beatle» e si dice beva più di lui: George Best.

Best Back In Britain
Fonte: l'autore Davide Manca

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