Il calcio: un gioco di squadra da interpretare non pensando al singolo

Le attenzioni eccessive sulle prestazioni delle stelle come palliativo agli insuccessi collettivi

di Paolo Capano
Paolo Capano
(9 articoli pubblicati)
italia

A vincere i grandi tornei sono i gruppi di uomini carismatici, non il singolo. Questo Mondiale ha confermato un concetto basilare e semplice del calcio. Spalancando una finestra tra le stelle della Nazionale del 2006, si evince chiaramente quanto tra gli azzurri abbia prevalso il collettivo sull'individuo. Nessuno ha oscurato nessuno. Angelo Peruzzi non disputò un minuto in Germania, ma il suo peso è servito a cementare lo spogliatoio.

Le stelle sanno fare bella musica solo se brillano in un'orchestra di un certo calibro. Avere in squadra Cristiano Ronaldo non dà la certezza di vincere la prossima Champions League. Responsabilizzare il solo Messi e non la selezione dell'Argentina tutta per il percorso in Russia è presunzione pura. Criticare Neymar è limitativo. È vero, il brasiliano danneggia il buon nome del pallone dimostrandosi arruolabile per spettacoli circensi o per i tuffi (non necessita di lezioni da Tania Cagnotto). Un istrionico calciatore capace di battibeccare con il signor Thiago Silva, accusandolo per un gesto di fair play durante Brasile - Costa Rica, al minuto 83 con tabellino sullo 0 a 0. Ma contro il Belgio stavano altri dieci insieme a lui.

La sconfitta nel pallone è un bagno di umiltà terapeutico. È un insuccesso collettivo: prevede sempre un concorso di colpa. La papera del portiere, il pallone che sbatte sul palo, la giornata no della stella, il rigore sbagliato dallo specialista, il gol mancato a porta vuota. Tutte dinamiche di gioco non necessariamente ascrivibili alla responsabilità di uno solo. Il calcio moderno dà una rilevanza sproporzionata alle sue stelle e alle loro prestazioni positive e, soprattutto, negative. La stella che non brilla è una pratica soluzione tampone per trovare subito un capro espiatorio. In tutto ciò i club sono alla ricerca ossessiva del fantomatico top player, disposti a tutto pur di dotarsene. Per raggiungere una ipotetica gloria sportiva. E se poi non si vince? Via al processo contro la stella.

Fonte: l'autore Paolo Capano

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