Il calcio senza confini: quello delle donne

Il caso di Wanda Nara ha aperto una delle riflessioni più interessanti del calcio: il ruolo delle donne

di Elena Maida
Elena Maida
(122 articoli pubblicati)
Juventus Women v Fiorentina Women - Ital

Fin da quando siamo piccoli, siamo circondati da differenze tra maschi e femmine. Da sempre, ci viene insegnato che la nascita dei maschi viene contrassegnata da un fiocco azzurro, mentre quella delle femmine da uno rosa. La storia ci racconta la differenza tra uomo e donna: nel lavoro, nella famiglia, nel ruolo all'interno della società. Sebbene il ruolo della donna abbia avuto una strada complessa, le grandi figure di donne non  sono mancate: da Marie Curie a Rita Levi Montalcini, da Caterina de' Medici a Maria Montessori. C'è una donna di cui voglio parlare, una donna che ha scardinato ogni pregiudizio e che sarebbe da prendere ad esempio non solo nell'ambito in cui essa ha operato, ovvero la politica; ma anche nel mondo del calcio per far vedere come la figura femminile sia in grado di operare in qualsiasi campo, senza sottostare a qualsiasi tipo di critica. 

La donna in questione viene definita come l'ultima vera donna del Medioevo e il suo nome era Caterina Sforza. Figlia naturale del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, a dieci anni diventa moglie di Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV. Dimostra di essere una donna forte, in grado di governare le città di Imola e Forlì in un momento storico in cui le donne dovevano sottostare al volere del padre o del marito. Dimostra di essere una donna forte, in grado di governare le città di Imola e Forlì in un momento storico in cui le donne dovevano sottostare al volere del padre o del marito. Una sottomissione che lei non accetta. Abile con la spada e nella caccia; esperta di medicina, alchimia, erboristeria e cosmetica; occupa Castel Sant'Angelo incinta di sette mesi per conquistare i propri diritti a nome del marito e la rocca di Ravaldino per riprendersi la città di Forlì dopo l'uccisione di Riario, resiste agli attacchi di Cesare Borgia e fino alla morte cerca di riprendersi la sua città, dopo essere stata cacciata. 

Perché ho parlato di Caterina Sforza? E che cosa c'entra con il calcio? La risposta è molto semplice: è un esempio di donna che ha fatto sentire la sua nella politica italiana. E come lei anche oggi le donne nel calcio fanno sentire la propria voce. Una procuratrice donna, una giornalista, una telecronista danno "fastidio" in un mondo che da sempre è stato considerato una prerogativa maschile. E ci dobbiamo rendere conto che i tempi sono cambiati: le donne vivono il calcio come gli uomini. Le donne vanno allo stadio, giocano a calcio a grandi livelli, lavorano in maniera attiva all'interno del settore. Io sono una ragazza e amo il calcio. Non c'è niente che non vada in una simile affermazione. In un mondo che è riuscito a raggiungere risultati in tutti i campi, non si è ancora riuscito ad andare oltre a uno stereotipo che ha influenzato generazioni e generazioni forse dobbiamo imparare qualcosa, forse dobbiamo fermarci a pensare. Pensare che il mondo del calcio è cambiato e bisogna essere pronti a questi cambiamenti. E le donne sono questo cambiamento, sono il nuovo che entra nel vecchio per creare un nuovo sistema in grado di riunire sempre più persone intorno a uno sport che da sempre affascina sia grandi che piccini. 

Come l'Italia quattrocentesca ha capito che Caterina Sforza ha sentito la necessità di dire la sua opinione, anche il calcio deve capire che le donne vogliono il loro spazio in questo ambito. Caterina Sforza ha lasciato un segno indelebile nella nostra storia, raccontandoci come quello che viene comunemente definito il sesso debole in verità non lo è affatto ed è riuscita a farsi strada in un mondo di uomini, diventando una musa ispiratrice per pittori e un esempio di forza e coraggio. Un giorno, anche le calciatrici saranno protagoniste e saranno sullo stesso livello dei calciatori, senza differenze e senza pregiudizi. Quel giorno, purtroppo, non è ancora arrivato ma con il lavoro e la determinazione non si parlerà più solo di Signori del calcio, ma anche di Signore del calcio. 

Fonte: l'autore Elena Maida

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