Il calcio può e deve veicolare messaggi di rispetto e condivisione

Le scritte indegne trovate fuori dal Franchi di Firenze non vanno assolutamente trascurate, perché all'ignoranza (non sempre) si risponde con l'indifferenza

di Dario D'antoni
Dario D'antoni
(19 articoli pubblicati)
omaggio della juve ad astori

Un altro weekend di calcio giocato è andato via, il primo di dicembre, che potremmo definire come il mese più caldo (si fa per dire) del calcio italiano. Ma oltre a gol ed emozioni, polemiche e rimpianti, questa tre giorni di calcio ci ha raccontato altro.

Le partite più calde alla vigilia erano due: Fiorentina-Juventus di sabato alle 18 ed Atalanta-Napoli, posticipo del lunedì sera che ha chiuso la giornata.

A Firenze si è consumato uno degli episodi più beceri dell'intera stagione; di fronte al settore ospiti, dedicato appunto ai sostenitori juventini, sono comparse delle parole (circolate ancor più velocemente per via di un tweet) che hanno creato sgomento e disgusto in tutti noi: 

"Heysel -39

Scirea, brucia all'inferno!"

Il disprezzo verso l'autore/gli autori del gesto è quasi superfluo da sottolineare, se non che a farlo ci abbiano pensato tante autorità del mondo calcistico. Da Allegri, allenatore della Juve, che ha evocato l'arresto in casi del genere, a Pavel Nedved che ha definito triste, diseducativo e vergognoso l'accaduto. La famiglia Della Valle ha preso con forza le distanze da tutto ciò, e ha provveduto al rifacimento del muro imbrattato. I pareri a riguardo sono stati svariati ma su uno mi preme porre maggiore attenzione: a dire la sua ci ha pensato anche Mariella Scirea, moglie e vedova del compianto Gaetano, scomparso nel 1989 in un incidente stradale in Polonia ma mai dimenticato dai tifosi bianconeri, di cui è stato uno storico capitano.

"Gaetano avrà perdonato, ma io no. Io e la mia famiglia non meritavamo una cosa di questo genere, è stata una violenza brutale che mi ha fatto provare un forte dolore al cuore. Credo sia necessario prendere dei provvedimenti perché iniziano a essere tanti gli episodi e non mi piace far finta di nulla. Bisogna far rispettare le regole, se vogliamo essere d'esempio per i giovani".

La vicenda assume i contorni dell'inverosimile se si pensa che, a margine dell'inizio del match, un gruppo di giocatori juventini, capitanato da Giorgio Chiellini, ha deposto un mazzo di fiori sotto la Curva Fiesole, cuore del tifo Viola, per onorare e ricordare Davide Astori.

D'accordo la rivalità tra la Viola e la Vecchia Signora, ma quando è troppo è troppo. Non è possibile permettere a pochi individui - perchè sono sicuro che in pochissimi possono commettere un tale gesto -  di infangare l'immagine di una città e di una tifoseria, ma soprattutto di rovinare il clima che ruota attorno al calcio e alle partite, già teatro in passato di avvenimenti e scontri anche di maggior rilievo.

L'altra partita che ha fatto parlare di sè (ben prima che iniziasse) è stata Atalanta-Napoli. Napoli è una piazza presa tanto, troppo di mira. La città e la tifoseria sono spesso insultate negli stadi, per via di cori e stereotipi parecchio pesanti. 

A chiarire quello che è il pensiero bergamasco ci ha pensato la Curva Nord atalantina con un comunicato diffuso prima della partita in cui si spiega come gli sfottò siano considerati soltanto una questione da stadio, e che tale rimane senza sfociare nel violento o nel personale. "Bergamo ha sempre schifato i cori beceri e gli ululati razzisti. Bergamo ha dimostrato di essere sempre stata una piazza matura e credibile".

Un applauso ai tifosi dell'Atalanta lo ha riservato l'allenatore del Napoli, Ancelotti, a fine partita: "Il pubblico di Bergamo ha dato dimostrazione di maturità, ha creato un bel clima, di grande civiltà. Questo deve essere il calcio: una festa di sport, in cui c'è un vincitore e un vinto. E' stata una bellissima serata per tutti, anche per i tifosi dell'Atalanta che saranno sì dispiaciuti per la sconfitta, ma contenti per l'atteggiamento della propria squadra. C'è stato un segnale di come dovrebbe essere una serata di sport dentro e fuori dal campo".

Perchè in fondo dimostrare lealtà e correttezza sia in campo sia sugli spalti, non deve essere visto come qualcosa di straordinario, ma piuttosto deve essere la normalità.

E per gente come Astori e Scirea lo era eccome.

curva nord atalanta
Fonte: l'autore Dario D'antoni

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