Il calcio in URSS: la gloriosa Dinamo Kiev. Valeri Lobanovski (XII)

Le origini del calcio sovietico: Valeri Lobanovski. L'avventura in Medio Oriente, il ritorno a casa e gli ultimi anni (1990-2001)

di Davide Manca
Davide Manca
(438 articoli pubblicati)
Valeri Lobanovsky

Lobanovski non abbandona il calcio: accetta l'offerta milionaria derivante dai petrodollari degli Emirati Arabi Uniti, diventando il CT di questa nazionale. Il Colonnello arriva in nuovo, sconosciuto, mondo: non dispone più del talento della sua Dinamo, ci si allena sulle ripetute, ma i giocatori s'impegnano molto poco e lui non può far valere i gradi a queste latitudini. L'EAU si qualifica per la Coppa delle nazioni Asiatiche 1992 - vincendo contro Kuwait (3-2) e Bahrain (3-1) - e passa la fase a gironi da seconda, pareggiando contro Giappone e Iran e battendo la Corea del Nord 2-1 in rimonta negli ultimi dieci minuti. In semifinale c'è l'Arabia Saudita di Saeed «Maradona» Al-Owairan, Lobanovski perde 2-0 e sfuma anche la finale per il terzo posto con la Cina ai calci di rigore. Ci sarebbe anche la Coppa delle Nazioni del Golfo due settimane dopo: l'EAU termina al quarto posto.

Licenziato, si accasa al Kuwait, di nuovo come CT, trovando una situazione disastrosa: i calciatori sono volontari non pagati, vanno agli allenamenti e alle partite solo quando ne hanno voglia e non esiste nulla che possa permettergli di rispettare l'impegno con la Nazionale. Prova a qualificarsi per USA '94, ma sulla sua strada c'è ancora l'Arabia Saudita. Loban centra il miracolo ai Giochi asiatici del 1994: vince il proprio girone battendo la Corea del Sud 1-0, prima di cadere in semifinale contro la Cina 2-0. Nella finale per il terzo posto, batte di nuovo la Corea del Sud e porta a casa la medaglia di bronzo. Nel 1996 si dimette e torna a Kiev.

Kiev, 1991. I migliori sono fuggiti all'estero, Bessonov è tornato come assistente, Yakovenko e Demianenko come giocatori, c'è ancora Salenko. Arriva l'indipendenza dell'Ucraina, la Dinamo Kiev gioca contro nessuno, ma Puzach riesce a perdere sia il campionato sia la coppa ed è rimpiazzato da Szabo: quattro campionati consecutivi e due coppe d'Ucraina dopo, Kiev è pronta ad accogliere nuovamente il Colonnello. In questo periodo spiccano i talenti di Leonenko, Rebrov, Shovkovskiy, Gusin, Belkevich, Khatskevich e Vashchuk.

Il ritorno di Lobanovski coincide con la vittoria del quinto campionato ucraino di fila. Ricominciano gli allenamenti fatti come si deve, si rivede la «salita della Morte» (quella al 18% di pendenza media), Kiev riecheggia anche in campo europeo: legna il Barcellona 3-0 a Kiev e 4-0 al Camp Nou, batte 3-1 l'Arsenal in casa, 2-0 il Real Madrid in casa, 2-0 al Bayern Monaco in casa, ma la Dinamo non va oltre le semifinali di Champions 1999, perse col Bayern 4-3. Il bomber di quella Dinamo strega tutti, è capocannoniere della Champions, arriva in Italia. Diventerà uno degli attaccanti più forti mai visti in Serie A anche grazie a Lobanovski, che iniettandogli una soluzione di nicotina gli toglie per sempre il vizio delle sigarette.

Nel frattempo, il tecnico domina in patria e si diverte a tartassare le squadrette nella Coppa del CSI (4 vittorie, 3 in finale contro i rivali di sempre dello Spartak Mosca): nel 1999 è eletto secondo miglior manager del mondo dietro Sir Alex Ferguson e nel 2000 vince il campionato da imbattuto, con 18 punti di vantaggio sullo Shakhtar e 27 vittorie in 30 turni. È nominato CT dell'Ucraina, che porta fino ai play-off per il Mondiale 2002 persi con la Germania, ma il cuore continua a dare problemi: nel maggio 2002 ha un'emorragia celebrale. Non si riprenderà più.

Muore a Zaporizhzhya, scuotendo il mondo calcistico ucraino. Era imbattuto sia in campionato, dov'era primo, sia in Coppa, dove aveva portato la squadra fino alla finale. Il calcio si ferma e l'omaggia con ogni titolo possibile, com'è giusto che sia per una Leggenda. Prima della finale di Champions 2002 si osserva un minuto di silenzio. L'anno dopo Shevchenko vince la Champions e vola a Kiev per «consegnargli» la medaglia; sarà Pallone d'oro nel 2004, il terzo «di Lobanovski» (dopo Blokhin e Belanov).

Lobanovski torna a Kiev un'ultima volta, per vigilare sul calcio del Duemila.

Fonte: l'autore Davide Manca

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