Il calcio in URSS: la gloriosa Dinamo Kiev. Valeri Lobanovski (IX)

Le origini del calcio sovietico: Valeri Lobanovski. La seconda Coppa delle Coppe e il Mondiale messicano (1985-1986)

di Davide Manca
Davide Manca
(396 articoli pubblicati)
Valiantsin Bialkevich

«Fottute collinette» è quello che pensano i giocatori ungheresi: sono appena stati asfaltati 6-0 e gli è andata anche bene. L'Unione Sovietica diviene una delle favorite alla vittoria di Messico '86.

Formata nuovamente da un collettivo fenomenale, la Dinamo Kiev riassapora la vittoria. Sconfigge sia lo Shakhtyor di Nosov in finale di Coppa (2-1) sia quello guidato da Bazylevich in Supercoppa, rimontandolo due volte e vincendo ai rigori. In campionato, la Dinamo domina in lungo e in largo, staccando lo Spartak Mosca di otto punti a due giornate dalla fine: è un successo importante, perché con 11 titoli la squadra ucraina diviene la più vincente nel campionato sovietico.

A distanza di quattro anni, Loban torna a disputare una coppa europea, raggiungendo la finale. Contro l'Atlético Madrid, la Dinamo Kiev offre un'impressionante dimostrazione di forza dominando per 90' e vincendo 3-0: Lobanovski è richiamato dal Partito per rimpiazzare l'odiato Malofeyev alle redini della Nazionale dell'URSS due settimane prima dell'inizio del Mondiale messicano. Per i calciatori della Nazionale è uno shock: sono esclusi, quasi tutti, sostituiti in massa da quelli della Dinamo. Si alimenta il detto popolare secondo cui «la Nazionale sovietica è una Dinamo Kiev indebolita dai calciatori delle altre squadre.»

1985. Belanov ha ventiquattro anni, ha sempre giocato a Odessa. Sei mesi prima ha segnato a Lobanovski e il Colonnello l'ha voluto a Kiev. Primo allenamento, corsa sulla pista che circonda il Centrale: al quinto, forse sesto giro, Belanov viene doppiato dagli altri. Per la seconda volta. Sono troppo più avanti atleticamente, Belanov si rende conto di non essere allo stesso livello, di non poter arrivare mai nella vita a essere a quel livello. Nemmeno provandoci.

In questi casi anche la gelida e industriale Odessa crea la saudade tipica della Rio dei tempi migliori. Lobanovski, gran visir del calcio, lo va a consolare e lo convince a restare a Kiev. Anche perché non ha visto nulla. Memore delle fatiche fatte durante il servizio militare, il Colonnello sfrutta le infinite collinette attorno alla capitale ucraina facendoci correre i suoi giocatori. Chiamiamole «collinette»: pendenza media del 18%. Delle scalate. Quattordici, quindici chilometri, sette a salire, sette a scendere. Gli assistenti della Dinamo seguono i giocatori camminando dietro di loro e segnando sui taccuini quelli che si fermano a vomitare. Chi resiste è titolare nella Dinamo Kiev e lo sarà in Nazionale.

Alla fine della prima partita di Lobanovski nel Mondiale, il CT dell'Ungheria, selezione ritenuta tra le migliori dell'epoca dopo il 3-0 rifilato al Brasile nelle amichevoli prima del campionato del mondo, dichiara: «in URSS giocano 30 dei migliori calciatori al mondo.» Per fortuna delle altre Nazionali, di questi 30 Lobanovski ne ha a disposizione solo 22, otto sono gli stessi che hanno vinto la Coppa delle Coppe un mese prima. Marcatura a zona, ritmo di gioco troppo elevato, palloni rasoterra, ripartenze, schemi perfetti e pressing per novanta minuti a 1700 metri sul livello del mare: se i sovietici giocano così tutto il torneo non c'è storia. Molti hanno le valigie pronte quando, tre giorni dopo, la Francia ferma l'URSS sul pari; il Canada perde contro le riserve dei sovietici, ormai agli ottavi.

Il Colonnello aumenta le sessioni di allenamento per mettere altri km sulle gambe dei calciatori, ma il cuore lo tradisce: nel corso di un allenamento, sviene in campo. Ripresosi, va in panchina per gli ottavi contro il Belgio: l'URSS è strafavorita, ma i belgi rimontano e vincono 4-3 ai supplementari grazie a due reti in fuorigioco non annullate dall'arbitro (non basta la tripletta di Belanov). La stampa è incredula, piovono critiche su tutti e l'unico provvisto di ombrello è Belanov, a fine anno Pallone d'oro più a sorpresa della storia. Lobanovski esce dal torneo e dopo il danno riceve la beffa: è il secondo miglior allenatore del 1986 dietro a Guy This, il CT del Belgio.

Fonte: l'autore Davide Manca

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