Il calcio in URSS: la gloriosa Dinamo Kiev. Valeri Lobanovski (II)

Le origini del calcio sovietico: Valeri Lobanovski. Dnepr, dove nasce il mito.

di Davide Manca
Davide Manca
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FC Dnipro Dnipropetrovsk v FC Sevilla - UEFA Europa League Final

Dnepropetrovs'k. Oggi Dnipro. Ieri Ekaterinoslav. Dimenticata chiave della seconda guerra mondiale, è stata una «città chiusa» per buona parte della sua storia recente. Centro importante della politica e dell'industria sovietica - metallurgica, nucleare e aerospaziale - nasce pensata come "terza capitale" dell'URSS dopo Leningrado e Mosca. Non lo diventerà mai.

In compenso, nel dopoguerra Stalin decide di trasferirvi i migliori scienziati e ingegneri sovietici al fine di creare un progetto destinato alla realizzazione di missili aerospaziali. Nel 1965, questo ufficio di progettazione sperimentale ("OKB" in russo), denominato "OKB-586", prende il nome di Yuzhmash. Presente in città da molti anni, nel 1961 decide di finanziare la squadra di calcio e gli impone il cambio di nome: da Metallurg Dnepropetrovs'k a Dnepr.

Il 16 ottobre 1968, Lobanovski inizia ad allenare il club di seconda serie. È il tecnico più giovane del Paese e si avvicinerà paurosamente alle idee del suo aspramente criticato ex allenatore Maslov: se nel concetto di Maslov la fantasia era pesantemente limitata, in quello di Lobanovski è abolita. Conta solo il collettivo, la squadra. Gli avversari si saltano con il passaggio corto. 

È considerato abbastanza credibile agli occhi del Partito Comunista da poter ricevere un supercomputer dalla Yuzhmash. Per Loban è una santissima manna dal cielo, «tutto è un numero» diventerà il suo mantra: con l'aiuto di un gruppo di statistici tra cui Anatoli Zelentsov, nasce e si sviluppa un programma che analizza le prestazioni dei calciatori nelle partite e negli allenamenti, oltre alle loro reazioni fisiche e mentali. Alla zona di Maslov, Lobanovski abbina una preparazione tattica e atletica senza precedenti nel calcio sovietico: ogni settimana dovrebbe teoricamente giocare chi sta meglio, tuttavia i calciatori sono sfiancati, stravolti, è uno stillicidio.

Diviene il primo manager calcistico nel Paese a utilizzare un computer per migliorare i propri calciatori e studiare gli avversari. Spacchetta il campo in più frazioni e assegna a ogni giocatore una zona da coprire e un'altra dove passare il pallone prima di riceverlo, tentando di formare calciatori "universali": «nel mio gioco servono calciatori in grado di fare ogni ruolo».

La sua prima stagione si traduce in cinque partite (tre vinte, due pari): finisce terzo, preceduto dagli amici Voinov (al Nikolaev) e Kanevski (al Metalist). Nel 1969 raggiunge il gruppo finale come vincitore del proprio girone, tuttavia deve abdicare a favore dello Spartak Ordzhonikidze (guidato da Zazroyev, altro ex Dinamo Kiev). Il suo terzo anno è uno dei migliori: inanella un filotto di 17 partite da imbattuto (30 totali), ma a fine torneo è terzo, dietro Karpaty L'vov e con gli stessi punti del Kairat di Sevidov, mister che lo precederà alla guida della Dinamo Kiev proprio grazie alla stagione in KazakistanÈ il quarto anno a Dnepropetrovs'k a proiettarlo ai vertici del calcio nazionale: con una seconda parte di stagione brillante (11 vittorie, 3 pari e 1 k.o.), vince il campionato di seconda divisione in volata sulla Lokomotiv Mosca. Per la prima volta, il Dnepr gioca in massima divisione.

Lobanovski si fa notare per i successi contro Mosca, il gioco veloce, i singoli instancabili, il pressing asfissiante e per l'imbattibilità casalinga (perde solo con lo Zorya vincitore del campionato). L'unica tara sono proprio i singoli, la corsa ne compensa il poco talento e le tante lacune difensive, la squadra non va oltre il sesto posto il primo anno (a un punto dal secondo posto) e l'ottavo il secondo. Tantissimo per una squadra che non aveva mai giocato così in alto. A ottobre arriva la chiamata da Kiev: Sevidov è licenziato, arriva il Colonnello.

Fonte: l'autore Davide Manca

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