Ibra è il benvenuto, ma le necessità sono altre

Ibra è quello che serve in quanto a personalità, ma le lacune del Milan non sono certamente in attacco

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(99 articoli pubblicati)
Gc Milano 02/05/2012 - campionato di calcio serie A / Milan-Atalanta / foto Giuseppe Celeste/Image Sportnella foto: Zlatan Ibrahimovic

Sta lì Zlatan, a braccia aperte, come se fosse un semidio che attira tutte le attenzione delle persone che gli stanno attorno. E pensandoci bene, non può che essere così, perché Ibrahimovic non è altro che una delle calamite più potenti che esistono nel mondo del calcio, uno che con le sue parole sa sempre come far parlare di sé. Stavolta però le parole non sono per creare zittire qualcuno, bensì per fare capire che il suo ritorno nella Milano rossonera è molto vicino. Ibra è pronto a tornare in quello che lui stesso ha definito come il miglior club in cui ha giocato, è pronto a tornare in quel San Siro che è stata la sua casa tra il 2006 e il 2012, con un breve intermezzo al Barcellona. Siamo sicuri che però il Milan necessiti veramente lo svedese, che non abbia dei reparti che veramente hanno bisogno di essere sistemati prima di riportare Ibrahimovic ad allenarsi a Milanello?

Quello che è sotto gli occhi di tutti è l'aspetto della personalità. L'ex attaccante del PSG è senza ombra di dubbio un gran trascinatore, un motivatore di prim'ordine: insomma quanto c'è uno spogliatoio a cui manca la forza mentale per reggere l'urto di un gol subito a freddo o per vincere un match tirato fino all'ultimo, Ibra è l'uomo giusto per tirare tutti fuori dai guai. La sua qualità e la sua tecnica da fenomeno gli permettono di vincere le partite di da solo, di caricarsi l'intera squadra sulla spalle e condurla al successo. La sua arroganza, che talvolta sfocia in strafottenza, gli conferisce quell'aura da divinità che lui stesso apprezza e che sempre lo accompagnerà. 

L'impatto tattico di Ibra può essere potenzialmente devastante, perché molto probabilmente andrà a comporre il tandem d'attacco assieme a Higuain, creando una delle coppie più tecnicamente spaventose che il nostro campionato abbia mai sperimentato in questi ultimi anni. Insomma se Gattuso, come sembra intenzionato a fare, continuerà a proporre il 4-4-2 il Milan potrebbe risolvere molte delle sue difficoltà nel concretizzare, visto che si troverebbe due dei maggiori cannonieri delle ultime stagioni in campo contemporaneamente. 

Nonostante questo sia uno scenario che sta per tramutarsi in realtà, la domanda che dobbiamo porci è: a questi rossoneri serve davvero il bomber svedese? Non sarebbe meglio rinforzare i reparti più deboli?

Penso soprattutto a difesa e centrocampo, che a causa di una rosa poco profonda o degli infortuni sono spesso i reparti più in difficoltà. La partita contro la Lazio è un buon esempio: la scelta della difesa a 3 è stata praticamente obbligata, e con le assenze di Musacchio e Romagnoli, Abate e Rodriguez sono stati adattati a centrali, mentre a centrocampo l'assenza di Bonaventura e Biglia ha costretto Gattuso a giocare a 4 con Laxalt e Borini come esterni tutta fascia, in un ruolo che in particolare non si addice all'ex Sunderland, nato come attaccante. 

Per questo motivo, vista anche la durata degli infortuni dei due centrocampisti, rispettivamente otto e quattro mesi, sarebbe auspicabile cercare un sostituto nel mercato di gennaio. L'arrivo di Paquetà non risolverà tutti i problemi: ecco perché la dirigenza rossonera sta contattando varie squadre, tra cui Sassuolo, Zenit e Atalanta per chiedere informazioni rispettivamente su Sensi, Paredes e Pasalic. In quanto al reparto difensivo, Leonardo sembra aver puntato su Christensen del Chelsea, che dopo essere stato titolare con Conte è finito ai margini della rosa con Sarri. 

Credo che per i tifosi rossoneri, Ibra è e sempre sarà il benvenuto. Se tornasse sarebbe un gran colpo anche per il nostro campionato, che dopo Ronaldo aggiungerebbe un'altra stella al suo firmamento. Talvolta però bisognerebbe capire che sarebbe meglio lasciar stare i sogni e concentrarsi sulla realtà. Poi, una volta risolti i problemi, tentare il colpaccio non nuoce. Anzi, spesso porta pure grandi benefici. 

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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