Héctor Cúper ad un passo dalla gloria

El hombre vertical è sempre stato un grande allenatore, ma purtroppo gli è mancata la consacrazione definitiva

di Luca95 Meringolo
Luca95 Meringolo
(118 articoli pubblicati)
Egypt v Uruguay Group A - 2018 FIFA Worl

Parlare di  Héctor Cúper non è una cosa semplice. Allenatore dotato di grandissimo carisma (basti pensare al suo celebre soprannome El hombre vertical, cioè "l'uomo tutto d'un pezzo") ma che ancora oggi viene ricordato con il non celebre soprannome di perdente di successo.  Stiamo parlando comunque di un allenatore che, in un modo o nell'altro, è nel mondo del calcio da circa 26 anni ma che forse era il suo destino (purtroppo per lui) quello di vincere meno rispetto alle premesse e promesse iniziali.

Tutto parte da allenatore dell'Huracàn dove arrivò secondo del torneo di Clausura del 1994, perdendo l'ultima partita contro l'Independiente, in una gara in cui bastava un pareggio per laurearsi campione. Nel 1997 l'Europa scopre il tecnico argentino alla guida del Mallorca dove perde una finale di Coppa delle Coppe ma vince la Supercoppa di Spagna ai danni del Barcellona e soprattutto conduce la formazione isolana ad uno storico terzo posto, miglior piazzamento in campionato della sua storia. Nel 1999 sembra essere arrivato il momento del grande salto, viene ingaggiato dal Valencia e qui sarà protagonista di 2 splendide annate condite da una Supercoppa di Spagna e da 2 finali di Champions consecutive perse contro il Real Madrid (prima finale tutta spagnola) e Bayern Monaco (ai calci di rigore).

I buoni risultati ottenuti in Spagna attraggono l'interesse dell'Inter che lo ingaggia per dare l'assalto ad uno scudetto che nella Milano neroazzurra inizia a mancare da troppi anni. Cuper ha una grande squadra ma può contare poco sui giocatori più forti della rosa, infatti Vieri e Ronaldo subiranno parecchi infortuni. Dopo lo scudetto perso il 5 maggio la società gli da comunque fiducia sacrificando Ronaldo visto il rapporto non idilliaco tra il tecnico argentino e l'attaccante brasiliano. Nel 2002/03 è un'altra stagione di rimpianti, l'Inter arriva seconda in campionato e in semifinale di Champions, nonostante sulla carta abbia una squadra meno tecnica di Juventus e Milan dominatrici incontrastate della stagione nel momento decisivo a Cuper mancano i giocatori che potrebbero risultare decisivi come Vieri, Recoba e Crespo. Viene sollevato dal suo incarico dopo un inizio incerto durante la prima parte della stagione 2003/04. Da lì in poi inizia il suo peregrinare per l'Europa e anche nella sua esperienza sulla panchina del Arias Salonicco ( a cavallo tra il 2009 e il 2011) non manca la maledizione del secondo posto, figlia della finale della Coppa di Grecia causata dal Panathīnaïkos. Tutti concordano che l'argentino è stato ed è un grande conoscitore di calcio, ma purtroppo nella sua carriera di allenatore è mancato il salto definitivo. Forse ora sfogliando l'album dei suoi ricordi con i capelli diventati con il passare del tempo dentro di se mostrerebbe dei rimpianti ma il realtà come dice il suo soprannome lui non si è mai fatto scoraggiare, la vita gli ha riservato l'etichetta di perdete di successo ma comunque lui ha sempre dato tutto se stesso, tutto quello che aveva, non sarà bastato, ma il fatto che ancora oggi molti ne parlino quasi con un velo di nostalgia fa capire che a modo suo ha lasciato il suo segno nella storia di questo sport. 

Fonte: l'autore Luca95 Meringolo

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