Guerrero: l’ultimo bacio del Depredador del Perù

Nella terza (e probabilmente ultima) partita a un mondiale, Guerrero corona il sogno di entrare nel tabellino.

di Mattia Musio
Mattia Musio
(4 articoli pubblicati)
El depredador

Se non bastasse un gol solo per farci innamorare saremmo folli. È la sua stessa essenza rigeneratrice a permettercelo, questo lo fa diventare l’elemento fondamentale del gioco del calcio. È ancora chi fa baciare più volte la rete al pallone a essere decretato vincitore, nonostante tutto. Per alcuni non basta una carriera intera per vivere questa esperienza, per altri l’appuntamento è talmente frequente da risultare routine, un’ossessione da confermare con cadenza quasi patologica.

Ci sono quelli che ti hanno emozionato, quelli che non ricordavi di aver fatto (o visto), e quelli che ricorderai per tutta la vita. Il ventisei giugno Paolo Guerrero ha fatto uno di questi ultimi. L’ha fatto in una partita che per le tiranniche leggi del risultato non servirà a nulla: il suo Perù non si è qualificato agli ottavi e l’eliminazione era stata già barbaramente decretata prima del fischio d’inizio. Il calcio però sfugge alle leggi noiose della concretezza, riuscendo a tessere nelle partite come Australia-Perù le sue storie più belle.

È il 50esimo minuto della partita quando il pallone arriva nell'area di rigore australiana. Ha subìto una lieve deviazione che ne smorza l’energia: il pallone perde peso e si alza a mezz’aria, come fa un palloncino che sfugge dalla mano di un bambino. La sfera si avvicina a Guerrero con lentezza epocale, quasi a dargli tutto il tempo necessario per prepararsi all'appuntamento con la storia. Guerrero di nome fa Paolo (non Pablo, non Paulo, come suggerirebbero le sue origini) per omaggiarne un altro che di cognome fa Rossi, che gol così ne ha fatti tanti, tanti da guadagnarsi oltre ai trofei anche l’ammirazione di mezzo mondo, tra cui appunto i genitori di Paolo Guerrero. Il numero nove si gira e in acrobazia (grazie anche ad un’altra deviazione, era proprio destino che facesse gol) riesce a spiazzare Ryan, che osserva sconsolato la palla entrare in porta.

Il pallone bacia il collo del piede del Bárbaro, o viceversa: è il primo gol in un mondiale di Paolo. Prima di questo ne ha collezionato 200, altri 34 con la maglia della nazionale Blanquirroja, eppure questo sembra il primo di una vita intera. Sono passati quarant’anni dall’ultima vittoria in un mondiale del Perù: aver interrotto il digiuno grazie al primo gol dell’attaccante più forte della storia del calcio peruviano però ha un sapore speciale. E chi se ne frega se son stati eliminati, il Perù ha battuto l’Australia con un gol del Bárbaro. Il resto sono chiacchiere da pragmatici, oggi noi ci teniamo la bellezza.

Fonte: l'autore Mattia Musio

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