Gli anni d’oro della Serie A italiana: alcuni esempi

Quando i club italiani erano i più forti d'Europa. Più forti sul campo e fuori dal campo.

di Gianmarco De giorgi
Gianmarco De giorgi
(15 articoli pubblicati)
Il fenomeno e il capitano di sempre Mald

Gli anni '90 sono lontani. Sono lontani i tempi dove i club italiani erano padroni del Dio denaro. Acquistare prestazioni di giocatori di livello assoluto era la norma. Erano loro ad andare, assegni in mano, nelle varie città d'Europa a fare spesa. Chi non ricorda il blitz di Massimo Moratti per portare a Milano, sponda nerazzurra, Ronaldo Luos Nazario da Lima Nel giugno 1997 fu acquistato dalla società milanese che versò l'intera clausola rescissoria di 48 miliardi di lire presente nel contratto del calciatore oltre ad un ulteriore indennizzo pari a circa 3 miliardi di lire stabilito dalla FIFA che, rese il suo acquisto il più costoso della storia del calcio. Un record fatto da una squadra tricolore.

Altro storico record, di una squadra italiana, fu quello del famosissimo ingaggio del Napoli riguardante l'acquisto delle prestazioni di Diego Armando Maradona. Fu ingaggiato dal Napoli per 13 miliardi e mezzo di lire una somma esorbitante per quegli anni. Andando ancora più a ritroso, Omar Sivori fu pagato dalla Juventus 190 milioni di lire nel 1957, pari allora a 98 mila euro, che ammonterebbero a 2.265 mila euro attuali. Questi sono gli esempi più famosi. Tanti altri acquisti hanno reso famosi, altri club italiani. Questo potere economico calcistico italiano è finito con l'avvenire della globalizzazione degli anni 2000. I club sono sprofondati in una vera crisi monetaria. Bilanci in rosso e settori giovanili in profonda crisi. 

Da qui le dichiarazioni del noto agente Raiola: "La nazionale fa schifo". Un'affermazione che ha del vero in buona parte, anche se, poco delicata. In teoria con la crisi monetaria che, ha raggiunto i club italiani, la cantera italiana doveva in un qualche modo sbocciare. Quanto meno tirar fuori giocatori italiani di buon livello, considerato che, i nostri club poveri non avevano e non hanno tuttora denari per acquistare campioni esteri. Invece? Anche se i soldi erano e  sono pochi, si continua ad acquistare stranieri. Ed è per questo che l'Italia è diventata il serbatoio dei club europei. Prendiamo l'esempio più recente di Allison. Sarà una futura cessione tesoro per la Roma? Acquistato a 8 milioni di euro.  Probabilmente verrà ceduto in estate al Real Madrid per 60 milioni. Oltre 50 milioni di euro di plusvalenza. Obiettivo centrato. Tanti altri casi si potrebbero mettere in lista. Tutto ciò, perché? Il motivo è semplice.

A parte la Juventus, tutti gli altri club italiani ricercano la ricercata, scusate il gioco di parole, plusvalenza come detto precedentemente. Acquistare possibili sorprese in zone del mondo dimenticate da tutto e tutti, per sperare in un'esplosione del calciatore, per rivenderlo successivamente a fior di quattrini. Lo sconcerto sta soprattutto quando questa politica non viene attuata con i ragazzi italiani. È un modo di far calcio manageriale che, non porta da nessuna parte. A parte la Juventus, tutte le altre società, anche se sono prime nella classifica delle plusvalenze, dovrebbero mettersi l'anima in pace quando non riescono a raggiungere gli obiettivi prefissati ad inizio stagione. Ecco, anche perché le coppe europee sono diventate utopia per il tifoso italiano. Si pensa a come far schizzare alle stelle il bilancio con l'acquisto a basso costo e la rivendita ad alto valore monetario di giocatori soprattutto stranieri.

Gli stranieri sono stati sempre parte integrante del nostro campionato, ma siamo giunti al momento dell'esagerazione. Vedere squadre con nemmeno un italiano in campo, fa veramente male. Per questo, non dovremmo lamentarci sulla nazionale che abbiamo. Il sistema calcio Italia, gestito così, viene rispecchiato dalla nostra nazionale. Livello basso. Risultati zero.  Parte tutto dai club. Dai settori giovanili e dal coraggio di far giocare i giovani italiani. C'era una volta la serie A. Una serie A che ci invidiavano tutti in Europa. Ricca, bella e più italiana. Il contrario di questa. Povera, noiosa e meno italiana.

Fonte: l'autore Gianmarco De giorgi

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