Giusto o non giusto stare al passo con i tempi?

La televisione come mezzo per restare faticosamente in corsa

di Alberto Pezzuoli
Alberto Pezzuoli
(1 articoli pubblicati)

Nostalgia degli anni della radio con le voci dei radiocronisti di "Tutto il calcio minuto per minuto", nostalgia del televideo, nostalgia delle 18.10 quando si fremeva per vedere i gol guardando 90°minuto. Adesso, diciamoci la verità sarà meno romantico ma anche più facile. Più facile ovviamente per chi dispone di un abbonamento che gratis non è. 

Ma come farebbero le società italiane a sostenere i costi enormi che comporta lo stare in un industria in continua perdita, il competere ai massimi livelli Europei, senza le televisioni e senza i loro introiti? Purtroppo nelle altre importanti voci che fanno bilancio siamo molto indietro, vedi i ricavi da stadio, dove complice anche una burocrazia esasperata non si riesce ad avanzare un progetto di riqualifica dei nostri impianti sostanziale che generi ricavi per le società. E allora come sempre si ricade sul tifoso che se vuole seguire la sua squadra è costretto "ad abbonarsi". Ma lo stesso cittadino è quello che poi desidera una squadra competitiva, che vinca in Italia e in Europa e protesta se questo non avviene. 

Le TV la fanno da padrona con i loro soldi, ci costringono ad orari diversi, allo spezzatino, a tutto ciò che secondo loro risulti business. In pratica le TV ci hanno comprato. Può dare fastidio ma del resto, non sono così tutti i campionati principali? La bellissima e pioneristica Premier non è stata la prima ad introdurre lo spezzatino, il boxing-day, insomma il calcio come modello di "fare soldi".

Non è facile cambiare le abitudini di un popolo, soprattutto il nostro, abituato ad avere la seria A nel sacro pomeriggio domenicale con al massimo la gentile concessione di un "bel posticipo" da vedere con gli amici sul divano mangiando una pizza, ci abitueremo, lentamente.

Del resto con l'uscita dal calcio delle grandi famiglie italiane (Agnelli esclusa e mi pare che si veda), le squadre italiane dipendono sempre di più da ricavi esterni al proprio portafoglio e in questo momento alla voce ricavi, il contratto mediatico è la salvezza di tutte le società da quelle che lottano per la salvezza fino alla corsa Champions. 

E' una piramide dove alla base ci siamo noi telespettatori, poi le televisioni, le società ed in cima i giocatori, i soldi escono dalle nostre tasche per arrivare alla cima. D'altronde se i campioni appartengono alla nostra squadra e ci fanno vincere, non siamo tutti contenti? Nostalgia degli anni '90.

Pallone in fumo
Fonte: l'autore Alberto Pezzuoli

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