“Gioventù perduta”: perché i nostri talenti vengono ceduti all’estero?

Le cessioni di Cutrone e Kean con destinazione Inghilterra aprono a diversi interrogativi sul destino dei nostri giovani

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(121 articoli pubblicati)
kean

"I giovani sono il nostro futuro". Questa frase risuona in ogni ambito della vita sociale , sopratutto essa trova un eco maggiore in quei momenti in cui la generazione "adulta" si ritrova a dover fare i conti con i propri "fallimenti". Tra la speranza e la possibilità concreta che le giovani generazioni siano davvero pronte per l'avvenire è da considerare la variabile che la "fiducia" in loro riposta non sia solo di circostanza. Nell'ambito calcistico hanno fatto molto discutere le recenti cessioni di Cutrone e Moise Kean da parte di Milan e Juventus. Il fatto che due delle nostre società più gloriose si privino di due dei maggiori talenti italiani i quali hanno già mostrato in parte la bontà del proprio bagaglio tecnico lascia quantomeno perplessi.

Roberto Mancini ha spesso insistito sull'importanza dei ragazzi per dare nuovo slancio alla nazionale ed è chiaro come in ottica azzurra avere due giocatori di quel calibro lontani dall'Italia possa complicare un pochino i piani del commissario tecnico. Wolverhampton ed Everton sono due club inglesi molto attenti alla programmazione e che hanno fatto davvero due ottimi acquisti prelevando i "nostri ragazzi", la speranza è quindi che sia Cutrone che Kean riescano ad inserirsi al meglio nelle nuova realtà che li attende.

Alla base di tutto ciò però resta la domanda di fondo e cioè perché i nostri club siano giunti fino al punto di privarsi di ragazzi così giovani e di così grande talento? Qualcuno potrebbe dire che in alcuni casi i protagonisti in oggetto abbiano mostrato tutti i limiti dell'età facendo qualche azione poco professionale (vedasi ad esempio caso il caso di Kean durante l'Europeo under 21) ma ciò sembra non bastare perché è chiaro che trattasi appunto di piccoli errori di gioventù che se trattati nella giusta maniera fanno parte di quel bagaglio d'esperienza (composto anche da errori) che ognuno di noi porta con sé.

E allora cosa spinge una società come il Milan che fa dei giovani la propria campagna di ripartenza a vendere uno come Cutrone che in maglia rossonera in meno di due anni ha già realizzato 13 reti partendo quasi sempre dalla panchina? Questioni di bilancio si potrebbe dire con un occhio alla voce "plusvalenze" che in questo caso con un prodotto del vivaio segnano un valore più che interessante, ma davvero una sola voce contabile può condizionare il futuro di quello che in casa milanese avrebbe potuto rappresentare il degno erede di un certo Pippo Inzaghi?

In tutto questo va anche considerato il fatto che si sta parlando di ragazzi che hanno trascorso quasi tutta la loro esistenza con quei colori addosso facendo tutta la trafila delle selezioni giovanili  e che davvero portano tatuati addosso quei colori; pertanto la cessione rappresenta in primis per loro una sorta di "trauma" che in qualche modo segna la "perdita dell'innocenza" con la conseguenza di ritrovarsi in un mondo dove certe scelte restano difficili da comprendere. Tutti interrogativi questi con i quali ci dovremo confrontare sempre più spesso nel prossimo futuro con la speranza che ai "nostri ragazzi" vengano concesse per davvero le chiavi del futuro.

MILAN ITALY - APRIL 04 Patrick Cutrone
Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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