Violenza al Viareggio: abbiamo già dimenticato la promessa ad Astori?

La zuffa durante Empoli-Fiorentina al Viareggio non deve essere una retromarcia nel nostro modo di vivere il calcio e lo sport.

di Edoardo Gori
Edoardo Gori
(95 articoli pubblicati)
Non uccidiamo il suo ricordo

Non sono passati nemmeno 20 giorni dal dramma di Davide Astori, eppure per certi versi il dolore della sua scomparsa sembra ormai dimenticato. Abbiamo tutti lodato il comportamento dei tifosi e degli addetti ai lavori, ci siamo tutti detti che questa tragedia era l’occasione giusta per cambiare il nostro approccio con questo sport che tanto amiamo. Ma lo scorso mercoledì questi grandi intenti paiono aver preso una brusca frenata (e forse anche una retromarcia).

A Scandicci quella di due giorni fa doveva essere una semplice sfida tra due entità legate da una rivalità sì, ma comunque sana. C’era una sfida importante, cioè un ottavo di finale della competizione che forse a livello europeo è la più blasonata: il Torneo di Viareggio. L’ottavo in questione era quello fra Empoli e Fiorentina, terminato 3-2 per i Viola. Purtroppo del risultato e del match per i prossimi giorni (speriamo che la cosa non s’allarghi anche ai prossimi mesi o addirittura ai prossimi anni) ci ricorderemo poco e nulla. Empoli – Fiorentina del Viareggio 2018 rischia di venire ricordata per i cori razzisti in tribuna e per l’increscioso episodio nel finale: quando un tifoso viola, non ancora identificato, ha scagliato un oggetto (forse un sasso) al volto del giocatore empolese Gianneschi, colpevole di aver aizzato la tifoseria avversaria.

La vicenda è ancora in corso d’indagine: per ora l’organizzazione (la Cgc Viareggio) ha annunciato che quando verrà aperto il processo si costituirà parte civile per il danno d’immagine, la Fiorentina ha subito una multa di 3000 euro e il presidente dell’Empoli Corsi ha lanciato parole forti contro la parte più incivile del tifo. Purtroppo la vicenda è solo ai suoi albori ma va subito presa come una pagina da cancellare. Deve essere il precedente da non ripetere, l’occasione da presentare come il punto di non ritorno, per tutti i soggetti coinvolti. Nella vicenda una responsabilità anche minima l’hanno tutti: dal tifo razzista ai giocatori troppo spocchiosi e senza sportività. Proprio perché successo in un match giovanile questo fatto deve essere un esempio da non ripresentarsi. Chi ulula in uno stadio non deve più tornarci, anche se si svolgono eventi di blasone più modesto. Chi provoca il pubblico deve stare in panchina per capire la lezione. Forse sono mosse troppo drastiche, ma l’erba cattiva va estirpata ben prima che faccia marcire l’intero giardino. Una rivalità sportiva non va mai spinta oltre i confini dello sport e dei suoi valori. In Italia questo limite l’abbiamo varcato troppo spesso e visto che si parla molto di rivoluzioni ai vertici alti magari si potrebbe dare il buon esempio partendo dalle zone più basilari per poi scalare la piramide, no?  

Abbiamo perduto un ragazzo solo poco tempo fa e tutti abbiamo promesso che in suo onore saremo cambiati e l’avremo onorato. Se dopo nemmeno un mese ricaschiamo in questi misfatti, beh, allora meritiamo qualcosa di più della mancata qualificazione ai Mondiali della Nazionale…   

Fonte: l'autore Edoardo Gori

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