Tifosi, pazientate: riavrete le vostre bandiere

Perché le bandiere hanno la consistenza dei valori e non possono scolorire.

di Fanny Boninu
Fanny Boninu
(3 articoli pubblicati)
Italy v Finland - UEFA EURO 2020 Qualifi

14 maggio 2019. L’annuncio: Daniele de Rossi dopo diciotto anni dice addio alla Roma. Cala un’altra bandiera, un'altra stella abbandona la sua base, quella in cui la sua carriera ha preso forma, dove il sogno della vita di un professionista si è intrecciato indissolubilmente con quello dei suoi tifosi. E così dopo Maldini, Del Piero, Conti, Buffon, Totti, ecco che l’era dei campioni simbolo delle proprie squadre sembra essere definitivamente finita, da oggi lo sport si avvierà ad essere definitivamente business, spettacolo, denaro, vizi. I giovani esaltati ed arricchiti viaggeranno per mezzo mondo con l’unico obiettivo reale di guadagnare, perché ormai i valori non esistono più e nulla è come un tempo. Inutili i paragoni con Totti, addirittura folli quelli con Riva, oggi il calcio è altra cosa.

Ma è davvero così? Siamo certi che questa catastrofica semplificazione renda giustizia ad una lunga schiera di ragazzi che solo adesso stanno muovendo i primi passi brillanti in un mondo bellissimo ma estremamente delicato?

Negare che gli interessi economici e l’esposizione mediatica del calcio siano in costante e vertiginosa crescita sarebbe ridicolo e poco serio, ma pretendere che tutti i ragazzi di oggi debbano essere l’ombra pallida degli spettri più sinistri e negativi di simili trasformazioni è quantomeno un’offesa a tutte le nuove generazioni, figlie di quelle vecchie che oggi piangono i loro idoli, che chissà quante volte hanno portato i propri figli allo stadio per indicargliene il positivo esempio.

È vero che le epoche si susseguono e che si trascinano dietro una serie di novità in grado di condizionare la mentalità e le esigenze, ma è vero anche che i valori non hanno un paese e un unico tempo, ma sopravvivono e semplicemente si inseriscono in società nuove: per questo studiamo il passato, che racconta spesso di persone incredibilmente simili a noi. Prima non tutti sono stati bandiere, e anche tra i giocatori degli scorsi decenni abbiamo esempi negativi di uomini e professionisti. Ciò che contraddistinse i grandi campioni fu il talento messo a servizio della dedizione ad una maglia divenuta una pelle dell’anima oltre che del corpo. Ciò che forse questi miti hanno avuto in più rispetto ai calciatori di oggi è la fiducia incondizionata, la devota ammirazione di tifosi, presidenti, media che quasi mai si sono permessi di dubitare dei colori che portavano nel cuore. Loro sapevano che agli occhi di tutti la scelta di fedeltà sarebbe stata quella giusta per sempre.

Se oggi un giovane capace deve scegliere tra la grande squadra con il grande ingaggio e quella che l'ha visto crescere sa invece di essere tragicamente destinato a sbagliare, perché i nostalgici che non li considerano in grado di mettersi addosso quella sola maglia, così come avevano fatto gli eroi del passato, subito li considerano poco ambiziosi e comunque “sprecati” se combattono per un piccolo club.

Dobbiamo quindi temere di essere noi, il pubblico, i primi responsabili di questo svilimento dei valori e della promozione del business che ruota intorno al calcio moderno, e siamo quindi noi i primi a poter invertire un simile processo. La nostra nazionale presenta oggi i nomi di tanti giovani che possono fare la storia di questo sport e far brillare il nome dell’Italia e delle singole squadre, al di là del prestigio che viene ad esse comunemente attribuito.

Chiediamo a gran voce a Chiesa, Barella, Zaniolo, Kean e a tutti i nostri talenti di diventare bandiere, chiediamolo in nome dell’amore per quello che da piccoli era un gioco e che poi è diventato uno splendido lavoro. Insegniamo ai nostri figli il valore della passione per ciò che fanno, ciò che sono, il luogo da cui provengono: così se saranno giocatori di Serie A o lavoratori in qualsiasi altro settore, un mese alla volta, metteranno da parte i soldi per gli sfizi, i divertimenti ma alla fine, saranno ripagati della soddisfazione immortale dei loro modelli. Alla fine ci avranno creduto e continueranno a crederci.

Fonte: l'autore Fanny Boninu

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