Questo Genk sarà ricordato tra vent’anni

Breve analisi del successo del settore giovanile e scouting della società belga negli ultimi 10 anni

di Roberto Migliore
Roberto Migliore
(6 articoli pubblicati)
Kevin De Bruyne Genk

Il calcio è un racconto fantastico: parlare delle giocate di Ronaldo, dei dribbling di Messi o dei goal di Kane alle generazioni che verranno, sarà lo sport preferito da molti degli attuali appassionati dello sport nazionale. Il Napoli di Sarri, il PSG di Neymar così come il City di Guardiola rappresentano, senza dubbio, alcune delle squadre di cui più si parlerà riferendosi a questa stagione calcistica. 

C'è una squadra, però, che in pochi tramanderanno di generazione in generazione nonostante stia fornendo motivazioni validissime a renderla leggenda: il Koninklijke Racing Club Genk, ai più noto semplicemente come Genk. L'esplosione, e definitiva consacrazione, del talento di Milinkovic-Savic ha reso ancora più evidente l'eccezionale lavoro effettuato dai responsabili del settore giovanile e dello scounting della squadra belga. Una squadra che, ad onor di cronaca, ha vinto poco in ambito nazionale (dal 2010 in bacheca sono stati aggiunti un campionato, una coppa di lega e una Supercoppa) ma ha iniziato ad affacciarsi nelle coppe europee fino a raggiungere i quarti di finale di Europa League l'anno scorso.

Come detto, tuttavia, il lavoro del settore giovanile e dei responsabili dello scouting del Genk è, ormai, riconosciuto a livello mondiale grazie al fatto che squadre europee (e non solo) hanno potuto avvalersi delle prestazioni, spesso degne di note, dei prodotti della squadra belga. Ad iniziare dal portiere, con Thibaut Courtois che difese la porta del Genk dal 2009 al 2011 prima di passare al Chelsea. 

Fosse rimasto al Genk, sarebbe stato assistito, nella difesa della sua metà campo, da un duo noto al calcio nostrano: Timothy Castagne, in forza all'Atalanta, e quel Kalidou Koulibaly che mezza Europa invidia al Napoli. Ulteriore supporto difensivo sarebbe offerto, anche se con una leggera forzatura, dal mediano difensivo Wilfred Ndidi, di proprietà del Leicester.

Il centrocampo sarebbe un eccellente mix di potenza, fantasia e creatività grazie all'apporto del centrocampista difensivo del Burnley Steven Defour posizionato a supporto della fisicità e delle sgroppate offensive del laziale Milinkovic-Savic, a sua volta accompagnato sulla sinistra dal blucerchiato Dennis Praet e a destra da Yannick Carrasco, ala destra di centrocampo passata recentemente al Dalian Yifang dopo aver trascorso 3 all'Atletico Madrid.

L'attacco, forse, la zona con più talento con un altro top del calcio europeo, il titolarissimo di Guardiola Kevin De Bruyne lasciato libero di spaziare dietro le due punte di Wolfsburg e Crystal Palace, Divock Origi e Christian Benteke.

Ecco, quindi, la formazione (un 3-4-1-2 con elevata propensione offensiva) che, ad oggi, il Genk potrebbe schierare se fosse riuscito nell'impresa di tenere a sè tutti i talenti cresciuti (o aiutati a crescere) in casa:

  1. Thibaut Courtois (Chelsea)
  2. Wilfred Ndidi (Leicester)
  3. Kalidou Koulibaly (Napoli)
  4. Timothy Castagne (Atalanta)
  5. Yannick Carrasco (Dalian Yifang, precedentemente all'Atletico Madrid)
  6. Dennis Praet (Sampdoria)
  7. Steven Defour (Burnley)
  8. Sergej Milinkovic-Savic (Lazio)
  9. Kevin De Bruyne (Manchester City)
  10. Divock Origi (Wolfsburg, in prestito dal Liverpool)
  11. Christian Benteke (Crystal Palace)

La prima sensazione che si ha guardandola è che questa squadra potrebbe lottare per traguardi importanti in Italia. La seconda è una speranza: che in futuro, magari non troppo lontano, si possa parlare di un settore giovanile di una squadra italiana paragonandolo a quello degli anni d'oro del Genk. La ragione principale che motiva questa speranza è che 8 di questi 11 calciatori, in quanto nazionali belgi, potrebbero essere parte della spedizione al prossimo Mondiale: ci fosse stato in Italia un settore giovanile come quello del Genk, la Svezia avrebbe avuto più difficoltà a battere la nostra Nazionale.

Kalidou Koulibaly Genk
Fonte: l'autore Roberto Migliore

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1 COMMENTI

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  1. lev57 - 9 mesi

    In Italia ci sono ottimi settori giovanili e ci sono ottimi giovani . Il problema e’ che non li fanno giocare . Se poi hanno del talento particolare vengono mandati nelle serie minori. Ci sono nazioni piccole con pochi abitanti , Belgio Danimarca Svezia perfino Islanda , hanno giocatori in giro per l’europa piu’ dell’italia. Perche’ se un ragazzo ha qualita’ lo fanno giocare a 17 , 18 anni e a 20 e’ gia’ pronto per tenere il campo a livello di prima squadra . Da noi si parla di giovani di 22 /23 anni quando i pari eta’ sono gia’ ad alto livello da 5 anni . Si ha paura di far giocare i giovani perche’ in Italia non si permette mai ai giovani di sbagliare . Si vedono giocatori talentosi nelle serie minori e giocatori tecnicamente poco dotati in serie A . Importante è che corrano e che siano forti fisicamente . Non bisogna pensare che in Italia con tutto il bacino di giocatori che abbiamo non ci siano talenti, le societa ‘ devono fare mea culpa . La nazionale e’ l’ esempio piu’ lampante , la qualita’ media molto bassa dei giocatori ci ha portato ad uscire , se passavamo saremmo usciti subito, non siamo stati capaci in questi anni a trovare alternative alla difesa della juve a de Rossi. Non abbiamo neanche un esterno che salta l’uomo.Possibile che in Italia non ci siano 2/3 giocatori capaci di saltarel’uomo e creare superiorita’ numerica . Ci sono ma giocano nelle serie inferiori. Finche’ questa mentalita’ non cambia non ci sara’ nulla da fare. Saluti a tutti

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