Germania 2006: nostalgia canaglia

Il ricordo di un successo che resterà per sempre, vissuto da lontano ma sentito come da vicino…

di Mario Martinelli
Mario Martinelli
(8 articoli pubblicati)
Italia campione 2006

 “Notti magiche, inseguendo un goal..”: Quanti tifosi si saranno ricordati di questo memorabile successo firmato Gianna Nannini (Inno di Italia ’90), alla vigilia di questa importante rassegna sportiva internazionale. 

Fu un Mondiale dall’ atmosfera elettrizzante, che, se devo esser sincero, ho visto scemare sempre più nel corso degli anni (eccezion fatta per qualche sparuto evento, come la finale degli Europei contro la Spagna nel 2012 e la sfida con la Germania nello scorso europeo). 

Per me fu un estate atipica, vissuta a fare la spola tra casa e ospedale e alcune partite dovetti vederle proprio in clinica: durante le partite della Nazionale, posso assicurare che i miei “compagni” di avventura, presentavano situazioni fisico-psicologiche, tutt’altro che da ricovero. Ricordo ancora l’esultanza al gol di Pirlo contro il Ghana, con stampelle e flebo che volavano a destra e a manca: era quasi magia

Dopo la partita con il Ghana, cominciò l’ascesa di un grande protagonista, definirlo eroe non fu assolutamente esagerato: Marco “Matrix” Materazzi, che dovette subentrare all’infortunato Sandrone Nesta, nostro pilastro difensivo, tra le incertezze e le molte perplessità dei tifosi. Inutile ricordare ai molti come andò ed è quasi lapalissiano pensare all’ironia della sorte: mai così provvidenziale fu un forfait di un nostro top player. Per Materazzi si rivelò il Mondiale della sua definitiva consacrazione.

L’ottavo di finale contro l’Australia iniziò a darci qualche segnale positivo: contro una coriacea e mai doma Australia, restammo in dieci subendo pure parecchio per una buona mezz’ora, poi al 96’ ecco il penalty trasformato dal “PuponeTotti (fino a lì pure lui autore di un Mondiale senza particolare prestazioni degne di nota, nella norma diciamo) e via tutti ai quarti di finale contro l’Ucraina di Shevchenko, nella quale Toni e Zambrotta ci spedirono dritti alla semifinale.

La semifinale, appunto, contro una Germania padrona di casa, rivale eterna per eccellenza, che aveva già pronti slogan a go-go di sfottò contro noi “Italiani pizzaioli”. Partita difficilissima, portata in fondo e al successo grazie (tra i molti) ad un Buffon impenetrabile, un Cannavaro imperioso e magistrale, la consacrazione di Fabio Grosso e il ritorno al gol di Alex Del Piero: l’”Arrivederci Roma” preparato dai tedeschi per noi, se lo dovettero rimettere nella valigia. 

Ricordo che la mia partita vista all’oratorio del paese, terminò con il sottoscritto schiacciato a terra da almeno 4-5 persone, nel più classico dei “Montoni” da esultanza e qualche “timido” carosello per le strade della zona. E poi la finale…

Olympiastadion di Berlino gremito di persone, oratorio del paese pure e tensione percepita a 2 km di distanza, con i francesi guidati dal generale Zidane, coadiuvato dai fedelissimi Ribery e T.T Henry: l’inno di Mameli cantato a squarciagola e birra presente come se non ci fosse un domani: il rigore trasformato da Zizou riavvicinò i fantasmi del passato, che vennero però scacciati un quarto d’ora dopo dall’incornata di Materazzi, il quale superò Barthez su corner succulento e prelibato, confezionato dalla ditta “Pirlo S.p.a”. Successivamente, tra parate di Buffon e la famigerata testata di Zidane a Materazzi, si andò ai calci di rigore.  Italia ’90USA ’94 Francia ’98, quanti brutti ricordi per noi dagli 11 metri: stavolta non doveva andare così, negli occhi dei nostri giocatori si vedeva il fuoco. Al rigore fallito da Trezeguet, mi passò una sedia volante a 20 cm dalla faccia e, passata la paura, ecco la decisiva trasformazione di Grosso, seguito da un Fabio Caressa da antologia epica: “Siamo CAMPIONI DEL MONDO, abbracciamoci forte e vogliamo tanto bene! Perché abbiamo vinto tutti”.

E così via ai caroselli nei paesi, “Seven Nation Army” cantata a squarciagola fino alla nausea, clacson che risuonarono all’infinito e scene di ordinaria follia in una notte che speriamo di rivivere tra 4 anni, dopo 16 di astinenza.

Fonte: l'autore Mario Martinelli

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