Francia-Belgio: vince la “legione straniera”

Sia belgi che transalpini hanno fatto proprio, politicamente e calcisticamente, un modello assimilazionista. Quali le prospettive future ?

di Stefano Bolzoni
Stefano Bolzoni
(3 articoli pubblicati)
La selezione francese a Euro 2016

Francia-Belgio si è conclusa. Al termine di novanta minuti combattuti saranno i francesi a giocarsi la possibilità di sollevare la coppa, a Mosca, tra cinque giorni. La partita, pur animata da un sano agonismo, non ha però offerto spunti di rilievo. La nazionale di Deshamps ho confermato di fondare le sue fortune su un calcio pragmatico, votato a una difesa bassa per poi colpire l'avversario con pugnaci ripartenze. Il Belgio, che non ha demeritato, ha d'altra parte certificato di essere una selezione composta da buoni-ottimi giocatori; ciononostante ai ragazzi di Martinez manca ancora quel quid con il quale avere la meglio in incontri del genere. 

Scopo di questo breve articolo non è, però, una disamina tattica del match, ma un'osservazione o, se si preferisce, un intervento a gamba tesa. Nella semifinale tra Francia e Belgio il numero di giocatori titolari di etnia europea era pari a dieci, esattamente cinque per parte. Se consideriamo i cinque subentrati osserveremo poi come solo due di questi siano europei, di cui uno - Carrasco - di origini iberiche. Uno sguardo ancor più ampio ci renderà edotti del fatto che tra le fila francesi il numero di calciatori autoctoni non supera le sei unità (Lloris, Hernendez, Pavard, Griezmann, Giroud, Thauvin). Il quadro muta solo parzialmente alla vista della rosa belga: su ventitré convocati ben undici non sono autoctoni, ma originari o degli ex possedimenti coloniali belgi o, come del caso di Carrasco e Januzaj, di altri paesi europei.

Cifre che destano impressione, in particolar modo quelle francesi, tra i quali, nel complesso, solo un calciatore su quattro ha origini autoctone. Se questa tendenza dovesse continuare a prevalere negli anni a venire non saranno peregrine le immagini di nazionali composte interamente da giocatori di etnia non europea. Al di là, quindi, delle questioni puramente calcistiche non potrà non suscitare stupore la visione di formazioni composte interamente da elementi stranieri. Già gli anni scorsi hanno palesato come non sempre il rapporto tra naturalizzati e nazionali fosse idilliaco (Karembeau, Benzema, Ozil, solo per citare i casi più noti), con il paradosso di vedere calciatori a tutti gli effetti francesi, tedeschi ecc. mostrarsi ben lontani - come insieme di valori, legami etnici, credo religioso -  dai paesi per cui hanno volontariamente scelto di gareggiare.

Il rischio, la maggior parte delle volte solo sussurrato, è che in un futuro prossimo ma non lontano, siano solo i naturalizzati a vestire le maglie delle nazionali maggiori. Tornando al caso francese ciò sta già avvenendo: se si osserva il centrocampo transalpino - indubbiamente muscolare - non si troverà un solo autoctono, ma solo elementi di origine africana. Anche altre nazionali dell'Europa occidentale mostrano un ugual propensione all'assimilazione,  tra queste Svizzera, Inghilterra e Germania. Nell'ultimo mondiale si è addirittura assistito al paradosso di giocatori svizzeri, ma di origine albanese, esultare contro la Serbia mimando l'aquila della loro terra d'origine. Non propriamente un esempio di integrazione riuscita...

Forse siamo solo all'inizio di una nuova epoca, ma non v'è dubbio che il panorama futuro può dirsi preoccupante. Cosa rappresenteranno nel futuro le nazionali multietniche ? Saranno ancora vessillifere del loro paese o il crogiolo di etnie al loro interno le porterà ed essere poco più che club ? Quali valori decideranno di manifestare calciatori sì naturalizzati, ma portatori di un retaggio talvolta radicalmente antitetico rispetto a quello del popolo per cui giocano ? Potrà tutto coprirsi sotto il manto dorato della vittoria sportiva ?

Fonte: l'autore Stefano Bolzoni

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