Flop delle big e tanta incertezza: questo è il Mondiale che volevamo

Francia-Argentina riassume tutto ciò che vogliamo in una Coppa del Mondo: grandi giocatori, grandi squadre e partite epiche

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(99 articoli pubblicati)
Mbappé

Il Mondiale è un'occasione irripetibile per mostrarsi alla popolazione calcistica globale. Come detto già precedentemente, la Coppa del Mondo non è solamente un mezzo per far vedere le proprie qualità alle big, James Rodriguez docet, ma anche una manifestazione culturale. Perché il calcio non è solamente uno sport in cui 22 giocatori corrono dietro a un pallone sferico, ma anche un insieme di monumenti, paesaggi mozzafiato e tradizioni uniche. Oltre alla bellezza che solamente il calcio può trasmettere, visto che ad un Mondiale la presenza di talento è talmente elevata che la magia che può provocare una giocata di un fenomeno come Messi o Ronaldo è semplicemente indescrivibile. 

Francia-Argentina, giocata ieri, riassume tutto ciò che noi tifosi vogliamo da una competizione come questa: grandi giocatori, grandi squadre e partite epiche. É stato un mix di potenza, agilità sovrumana e gol da cineteca, tanto belli quanto scioccanti, quasi fossero un quadro di Picasso di fronte ai critici d'arte tradizionalisti. Le due squadre che si sono incontrate fanno poi parte del gotha del calcio mondiale, altro fattore che aumentava l'ansia per questo match. 3 Coppe del Mondo in due, grande tradizione, giocatori fantastici, dai prezzi esorbitanti e dalla tecnica scintillante. Da un lato Messi e Di Maria, a tentare di tenere in piedi quella sorta di baracca che è l'Argentina attuale, dilaniata dai costanti dubbi e caratterizzata da un'autogestione figlia della mancanza di polso di Sampaoli nei confronti di uno spogliatoio che l'ha letteralmente scaricato dopo la vergognosa sconfitta contro la Croazia. Ad aumentare ancor di più l'epica dell'incontro le parole dello stesso ct che prima della partita aveva dichiarato di essere stato trattato come un criminale, ma che ora dopo la precoce eliminazione non vuole abbandonare una nave che sta imbarcando acqua ormai da inizio Mondiale

Dall'altro la Francia, una nazione che ha partorito nel corso di questi anni un oceano di talenti, tra cui Platini, Zidane e Henry, ma che mai come quest'anno può contare su una batteria di giovani fenomeni e su un'esplosività che solo il Brasile può contrastare. La generazione degli anni '90 è quella più forte degli ultimi anni, dato che possiede tutte le qualità del calciatore ideale: forza fisica straripante, tecnica stellare, storie e personalità da vendere, contratti da favola con le più importanti società del globo. I giocatori più rappresentativi sono anche i pezzi pregiati del mercato, vale a dire Pogba e Mbappé. Il primo é il prototipo del calciatore a tutto tondo, focalizzato non solo sullo sport ma anche su ciò che lo circonda, come dimostrano i suoi outfit e le sue capigliature parecchio bizzarre. Per quanto riguarda il lato sportivo, il centrocampista dello United è un giocatore dotato di un mix di quelle qualità sopra descritte, l'unico appartenente al momento a questa categoria  assieme a Milinkovic-Savic. 

Di Mbappé cosa si può dire? Quando si è iniziato a parlare di lui, due anni fa, già lo si descriveva come la next big thing del calcio mondiale, un giocatore capace di spostare gli equilibri di una partita e di una squadra intera. Il sorriso genuino, la disponibilità nei confronti dei suoi tanti fan, e l'importanza delle sue radici, sono tutte caratteristiche che lo definiscono, così come uno scatto bruciante e un'abilità tecnica da standing-ovation. I due gol segnati agli argentini sono il manifesto del suo calcio, fatto di freddezza sotto porta e accelerazioni forsennate degne del miglior Ronaldo, con cui già si fanno paragoni. 

Questi sono i Mondiali che ci piacciono: combattuti fino all'ultimo, pervasi dal bel calcio, dalle storie intriganti, di riscatto sociale e non solo. Se poi ci scappa una Russia che elimina la Spagna, un quarto di finale Francia-Uruguay e una Danimarca che rischia l'impresa con la Croazia, ancora meglio. D'altronde, non aspettiamo quattro anni per assistere ad uno spettacolo qualsiasi. 

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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