Fiori, dee, mori e marinai: la Serie A è una favola!

Si conclude il viaggio fra i simboli delle squadre del nostro massimo campionato di calcio

di Marco Fiammetta
Marco Fiammetta
(63 articoli pubblicati)
Moro Dea Giglio Marinaio

La prima parte del viaggio fra i simboli del nostro calcio (che trovi qui: http://gazzettafannews.it/calcio/come-animali-fra-zebre-lupi-e-tori-sara-un-campionato-bestiale/) si era conclusa a Genova dove avevamo incontrato il grifone, chiamato affettuosamente il "gallinaccio", simbolo del Genoa. Riprendiamo il nostro cammino dalla metà blucerchiata del capoluogo ligure. In una città storicamente legata al mare, il simbolo della Sampdoria è un marinaio che in dialetto genovese viene chiamato il "baciccia", appellativo riferito probabilmente al patriota genovese Giovan Battista Perasso, protagonista nel 1746 della rivolta popolare contro le truppe asburgiche.

Attraversando il mar ligure sbarchiamo a Cagliari. Lo stemma della locale squadra di calcio, orgoglio di un’intera regione, ospita i quattro mori, già presenti nella bandiera della Sardegna (nonché in quella corsa e aragonese). Secondo alcune fonti i mori rappresentano i quattro re saraceni sconfitti dagli stessi Aragonesi durante la battaglia di Alcoraz (nel 1096). 

Dal rossoblù della maglia degli isolani a quello del Bologna. Una delle squadre più scudettate del nostro calcio è rimasta a lungo senza una propria mascotte finché, negli anni ottanta, si è pensato di associarla ad uno dei simboli della città: il dottor Balanzone, una maschera della commedia dell’arte. Il nome deriva dalla bilancia simbolo della legge. Inizialmente chiamata Bally, la mascotte più recentemente è stata rinominata BalanzONE.

Rimaniamo in Emilia Romagna spostandoci a Sassuolo, dove la locale squadra nero verde ospita nel proprio scudetto i tre colli e i due narcisi presenti anche nello stemma cittadino. 

I narcisi di Sassuolo ci portano a Firenze (ed alla Fiorentina) dove troviamo quello che probabilmente è il fiore più famoso del nostro calcio: il giglio, il fiore dell’iris, molto diffuso nelle campagne fiorentine. Secondo alcune fonti l’abbinamento del fiore con Firenze risale alla fondazione della città da parte dei Romani avvenuta nel 59 a.C. durante i festeggiamenti in onore della dea Flora.

La vera dea del nostro calcio la troviamo però a Bergamo. La squadra nerazzurra, infatti, viene così soprannominata anche se in realtà Atalanta non era una dea, ma una principessa. Eroina della mitologia greca, figlia di Iaso, non volendosi sposare nel timore di perdere le proprie abilità ginniche, sfidava in una gara di corsa i pretendenti (che, una volta sconfitti, venivano uccisi). Alla fine venne battuta, con l’inganno, da Ippomene (Melanione).

A pochi chilometri dalla dea troviamo… il diavolo, immediatamente riconducibile al Milan. In occasione della finale scudetto del 1899 fra il Genoa e la sua Internazionale Torino, prima di trasferirsi per lavoro, Herbert Kilpin disse: Questa sarà l’ultima vittoria del Genoa, perché a Milano formerò una squadra di veri diavoli che darà filo da torcere (vedi l’origine dei colori del Milan e delle principali squadre del nostro calcio: http://gazzettafannews.it/calcio/un-viaggio-fra-colori-del-nostro-calcio/). L’attuale mascotte rossonera si chiama Milanello come il centro sportivo della società milanese.

Concludiamo il nostro viaggio fra i simboli delle squadre della nostra Serie A tornando al punto di partenza: la Torino bianconera. La Juventus, oltre ad essere legata alla zebra, ha la curiosa tradizione di definire i suoi giocatori "gobbi". Ci sono diverse versioni sull’origine di questo nomignolo. La più accreditata risale alla fine degli anni cinquanta quando le maglie indossate da Boniperti e compagni si gonfiavano durante la corsa creando, sulla schiena, quella che sembrava una gobba. 

Fonte: l'autore Marco Fiammetta

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