Finanza creativa: quando il calcio risiede a Gomorra

Ronaldo risparmierà molti soldi destinati alle tasse, ciò apre anche altri scenari di irregolarità e furbizie da troppo tempo taciute e sotto gli occhi di tutti

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(16 articoli pubblicati)
UEFA 201415 Champions League and UEFA Eu

L’arrivo di Cristiano Ronaldo nel campionato italiano, oltre alla gioia dei tifosi della Juventus, ha scatenato l’ira social a causa del fatto che, attraverso un complesso giro, CR7 verserà un esiguo obolo nelle casse del fisco.

A parte le polemiche un po’ fasulle, scatenate dai tifosi rivali, che certo non si auguravano di vedere il portoghese in maglia bianconera, questo tema secondo me merita una riflessione, e va ampliato.

Come è possibile che il mondo del calcio sia una zona franca per irregolarità economiche e fiscali di ogni tipo?

E non parlo del calcio italiano e basta, parlo del calcio a livello mondiale! 

Partiamo proprio dal fair play finanziario Uefa: qualcuno ha una vaga idea di come funzioni?

Quali sono i parametri, come vengono applicati? Perché le norme vengono adottate a macchia di leopardo, un po’ qua e un po’ là? Quasi a casaccio, a seconda di chi deve giudicare, e a seconda di chi deve esser giudicato.

Ancora, come è possibile che alcune società per loro inadempienze fiscali falliscano, retrocedano, e ricomincino dalle serie minori, mentre ad altre viene concesso di spalmare i debiti, di ricevere finanziamenti da soci più o meno occulti, per aumentare il capitale sociale?

Il caso del Milan a questo proposito è emblematico: nessun sportivo credo si auguri che i rossoneri falliscano, ma come è potuto accadere che ad acquisire la società sia stato un signor nessuno, venuto dal nulla, senza solvibilità finanziaria, senza uno straccio di garanzia, se non la società stessa, che infatti ha perduto? Tutto è stato avallato dagli organi di controllo federali italiani ed europei. Banche d’affari, avvocati e broker, sono tutti soggetti coinvolti quando ci sono transazioni di questo tipo: davvero basta pagare una generosa parcella per distogliere i loro occhi dagli incartamenti?

Passiamo poi a un altro trema; le plusvalenze. Era apparsa qualche giorno fa una lista tragicomica di giocatori pressoché sconosciuti, oppure noti ma dallo scarso rendimento e utilizzo, ceduti da una società a un’altra per una somma assolutamente irragionevole. Naturalmente non c’è stato davvero il passaggio di denaro, quantomeno non degli importi resi noti, perchè il mercato del calcio è opinabile, non ci sono parametri uguali per tutti, non ci sono valutazioni oggettive con cui stabilire il valore del cartellino di un calciatore rispetto a un altro; i presidenti e i procuratori possono determinare un prezzo che ritengono giusto, e sta all’ipotetico compratore stabilire se è disposto a pagare o meno una data cifra per assicurarsi il giocatore a cui ambiscono.

Questo permette a una società di “prezzare” pinco palla a 1.000 anziché a 100, e l’unico regola che vige è quella della domanda e della offerta: se ti offro 1000, sei disposto ad accettare 1000? Si? Affare fatto!

Questa pratica permette di aggiustare a piacimento bilanci in disordine, naturalmente in modo illegale e truffaldinoIl calcio odierno sembra avere radici che hanno origine da Gomorra, il denaro sembra generarsi da se, moltiplicarsi e poi magari sparire, ricomparire da qualche altra parte, nei meandri dei bilanci di società, banche, finanziarie e scatole cinesi, e si materializzano davvero solo nel momento in cui  finiscono nel conto corrente di qualche cal calciatore. Ma fino a quando il calcio potrà spendere denaro che non possiede, e che magari non esiste? 

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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