Era l’anno dei mondiali, quelli dell’82: storia di un torneo da leggenda

L'avventura del Vecio e dei suoi ragazzi, un'estate che durerà per sempre

di Paolo Gavarone
Paolo Gavarone
(23 articoli pubblicati)
FUSSBALL WM 1982 in Spanien TeamMannscha

I mondiali, per chi ama il calcio e vive in un paese dove il calcio è cultura popolare, vanno inevitabilmente ad intrecciarsi con lo scorrere delle nostre esistenze. Abbiamo tutti un primo mondiale da ricordare. Quello della nostra infanzia, con l’album della figurine (sempre leggermente impreciso rispetto alle convocazioni) e le prime discussioni con i compagni di scuola sfoggiando la conoscenza di giocatori dai nomi impronunciabili. Con le emozioni per l’Italia e gli entusiasmi inspiegabili per le squadre di paesi di cui si ignorava il posto sul mappamondo. Le partite viste in gruppo nei bar o in spiaggia, sentendoci già un po’ parte del mondo dei grandi. La formazione e l'inno imparati indelebilmente a memoria.

C’è sempre un mondiale da ricordare più degli altri. Abbiamo tutti un anno dei mondiali impresso nella mente, di cui ricordiamo di riflesso anche tutto il resto. Canzoni, film, le magliette e le scarpe che indossavamo, i gelati che ordinavamo al bar. Per chi è nato nella prima metà dei settanta è, per nostra fortuna, quello dell’ottantadue. L’ideale platonico di Mundial è quello. Per molti di noi non ce ne sarà uno altrettanto meraviglioso. Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea; Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, Graziani è il nostro mantra calcistico e il nostro Zio preferito sarà sempre Bergomi

Dichiaro anticipatamente che le mie sono opinioni personali ampiamente condizionate della componente generazionale. Ma il mondiale di Spagna è per molti motivi oggettivamente unico. Mai una nostra nazionale era arrivata alla fase finale con così poco credito e così tanti dubbi. La qualità degli avversari era sublime, la presenza di campioni destinati al mito era foltissima. La Francia di Platini per la prima volta nella storia aveva ambizioni di vittoria. L’Argentina era guidata per la prima volta dal Pibe de Oro. Il Brasile aveva la più grande concentrazione di talento dai tempi di Pelè. La Germania era pur sempre Campione d’Europa e schierava il pallone d’oro Rummenigge. E se non bastasse c'erano il Belgio vicecampione d’Europa, l’Inghilterra che dominava nelle coppe con i suoi club, la Spagna sospinta dal tifo, le sempre temute corazzate dell'est Polonia e URSS. Gli azzurri dopo il terremoto del calcioscommesse, le prestazioni imbarazzanti e le convocazioni discutibili sembravano destinati al fallimento. Bearzot ed i suoi uomini sconvolsero le previsioni e riscrissero la storia. 

Una storia epica ed entusiasmante che ben rappresenta il nostro Paese. Un trionfo calcistico che arrivava in anni in cui l’Italia faticosamente usciva dagli anni bui del terrorismo. In quell’estate il tricolore tornò a sventolare per quello che è. Simbolo di un popolo che si sentì per qualche settimana unito come non succedeva da anni. Un paese non può cambiare per una vittoria calcistica e infatti non fu così. La storia è tante cose, ma non si fa condizionare da un pallone. Quella vittoria però ricordò a tutti l’importanza della forza del gruppo, del talento, della volontà nel superare l’insormontabile. Ricordiamocelo, anche nell'estate del mondiale senza Italia.

Enzo Bearzot
Fonte: l'autore Paolo Gavarone

DI' LA TUA

0
0 COMMENTI

Inserisci qui il tuo commento

Gazzetta Fan News

Modifica password

Inserisci la password attuale: Inserisci la nuova password: Conferma la nuova password:

Grazie per il tuo commento!

Il commento sarà pubblicato appena moderato.

Grazie per aver compilato il form

A breve riceverai un feedback dallo staff di Gazzetta Fan News.

Grazie

Hai completato la tua registrazione! Inizia subito a partecipare alla community di GazzaNet

Continua la tua navigazione

Login

RECUPERA PASSWORD

Per recuperare la password inserisci la tua email.



Inserisci la tua nuova password.