El Shaarawy saluta la Roma e percorre la nuova “Via della seta”

L’ex Roma ha firmato con lo Shanghai Shenhua e diventa il calciatore italiano più pagato: guadagnerà 16 milioni netti a stagione

di Paolo Capano
Paolo Capano
(47 articoli pubblicati)
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La scelta di Stephan El Shaarawy di emigrare in Cina ha riaperto un dibattito senza tempo. Giusto o no, abbandonare il grande calcio europeo? Esistono fondamentalmente due scuole di pensiero. La prima è quella cinica, caratterizzata dal pragmatismo: sostiene che l'italo-egiziano abbia fatto bene ad accettare l'offerta faraonica perché così si garantisce il mantenimento per un cospicuo numero di generazioni. Una versione 2.0 del posto fisso, per dirla alla maniera dei nostalgici della prima repubblica. In più, aiuta la crescita del movimento calcistico di un paese importante come la Cina. La seconda scuola, quella degli scettici, reputa scellerata la decisione, specie perché non si tratta di un calciatore sul viale del tramonto. Costoro imputano al colpevole El Shaarawy che avrebbe violato con questa scelta quel lato romantico del pallone. Si va a rinchiudere in un gabbia d'oro: non potrà più vestire grandi maglie. Restare nel giro azzurro sarà complicato per lui...

La verità sta nel mezzo. I vari ElSha, Pellé, Eder, Giovinco sparsi nel mondo sono cittadini italiani dotati di capacità di intendere e di volere. Godono del diritto di negoziare, accettare o declinare, autonomamente la stipula di un contratto. È lodevole il rammarico di tanti tifosi. Probabilmente i casi Giovinco ed El Shaarawy hanno avuto una ricaduta più forte.  È indubbio che da loro due ci si aspettasse ben altro tipo di carriera per le potenzialità viste in campo.

Che colpa abbiamo noi, cantavano i Rokes, se cinesi, indiani e americani possono permettersi di garantire stipendi abnormi. Ormai bisogna andare oltre questo razzismo calcistico. Ad oggi, il calcio cinese, indiano o americano hanno poca storia. Dunque, investono. Non si può pretendere l'esclusiva del grande calcio solo nel continente europeo o sudamericano. Altrimenti si negherebbe la parte positiva della globalizzazione. È utile che degli europei vadano a colonizzare calcisticamente nuove terre. Sarebbe bello costituisse questo uno degli stimoli che abbia indotto il Faraone El Shaarawy ad intraprendere queste vie. In una fittizia bilancia commerciale del calcio italiano, questo trasferimento va nella voce delle esportazioni, di quel made in Italy da tutti invidiato, verso uno stato gigantesco, la Cina.

Si potrebbe parlare, presto, di una nuova Via della Seta pure nel calcio. D'altro canto, gli investimenti cinesi del gruppo Suning, ora al timone dell'Inter, dimostrano il crescente interesse verso il mondo del pallone nel continente asiatico.

Fonte: l'autore Paolo Capano

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