E’ finalmente finito il mondiale in Russia: analisi del torneo

Con la finale di Mosca si spengono i riflettori sulla ventunesima Coppa del Mondo di calcio, la più lunga e la più triste per noi italiani.

di Jacopo Sansuini
Jacopo Sansuini
(29 articoli pubblicati)
Cala il sipario a Russia 2018

Finalmente tutto tace. La speranza è che la finale dello stadio Luzhniki si sia portata via non solo la certezza della Francia campione del Mondo, ma anche la malinconia che attanagliava noi italiani dal 14 giugno scorso, data di inizio della rassegna iridata che dopo oltre cinquant'anni ci vedeva esclusi.

 In queste settimane, in mancanza dei nostri azzurri ognuno di noi ha adottato una nazionale e se l'è tifata, magari non con lo stesso trasporto, ma ci faceva sentire lo stesso un pò meno lontani da quel mondo che tanto amiamo, ed a cui tanto volevamo appartenere. In molti fin da subito hanno sposato la causa croata, godendo ed entusiasmandosi quindi durante la cavalcata emozionante della squadra di Dalic. In finale pero il brusco risveglio, con la corazzata francese a spazzare via ogni speranza di gloria. Già proprio loro i francesi. Gli stessi che dodici anni fa battevamo nella magica notte di Berlino...ne è passata di acqua sotto i ponti. Loro da quella sera in perenne crescita, noi invece scivolati sempre più i basso, fino alla clamorosa eliminazione nel preliminare contro la Svezia. Quello che ci può far riflettere, o meglio farci un pò consolare è il fatto che proprio la nazionale francese, non qualificata per il mondiale americano di Usa 94, quattro anni più tardi avrebbe poi saputo sfruttare al meglio il fattore campo (cosa non fatta da noi a Italia 90) ed addirittura vincere la sua prima Coppa del Mondo. Dall'inferno al paradiso, in soli quattro anni. 

E quello che ci auguriamo, anche perchè diciamocelo francamente... un mondiale senza Italia non è comunque la stessa cosa. Ma ora basta guardare indietro, tutto è passato, scordiamoci le brutte sensazioni e la malinconia di queste settimane e guardiamo avanti. O forse no... forse ricordare questo assurdo (per noi italiani) mondiale potrebbe farci bene. Potrebbe farci bene tenere nel cassetto dei ricordi la sensazione di frustrazione che ci attanagliava quando ascoltavamo l'inno delle altre nazionali... nella nostra mente c'erano le note dell'inno di Mameli, note che però non abbiamo mai udito in Russia. Già perchè in fondo, capisci dell'importanza di una cosa solo quando la perdi... il problema però è che noi italiani purtroppo questo campionato del Mondo non lo abbiamo solo perso, non lo abbiamo proprio giocato.  

Il bagliore della Coppa
Fonte: l'autore Jacopo Sansuini

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