“Vincere non è importante, ma l’unica cosa che conta”: una storia estiva

...ma a dire il vero perdere è molto ma molto peggio. La storia di Calimero Acquaviva, nuotatore affondato ancor prima di cominciare

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(162 articoli pubblicati)
ecco

In  Sicilia si dice sempre: "Megghiu peddiri chi strapeddiri" ("meglio perdere che straperdere", ma è intraducibile a dire il vero). Una sorta di al peggio non c'è mai fine e per cercare di rifarsi da una sonora sconfitta si rischia di perdere di più. Questa storia estiva, da leggere mentre dal mare arriva una brezza piacevole che tra poco si tramuterà ovviamente in temporale,  parla proprio di questo. Calimero Acquaviva di professione faceva il tagliaunghie, mestiere  non molto remunerativo, era sposato con  Giovanna Caffudda (che vendeva le carrubbe di contrabbando, ma solo nel tempo libero).  

Cal, come lo chiamavano gli amici, o Callo, come veniva appellato dagli avversari, era un uomo che palesava, a giorni e a targhe alterne, un simpatico disinteresse verso qualsiasi cosa. A prescindere. Senza se e ma. In poche parole non gli importava nulla di nulla. Aveva la passione però  per la competizione, le gare, l'atletica e il nuoto: in quest'ultimo si sentiva portato come pochi ed era convinto che ben presto sarebbe diventato olimpionico di questa disciplina.

Ben presto però, erano arrivati i quarant'anni. I sogni di gloria erano svaniti e l'esistenza proseguiva senza scossoni. Era  Luglio 1988,  era l'anno in cui Polibio Ascelleoni aveva vinto le gare di Orzoro a Helsinki e la nazionale di posteggiatori abusivi aveva superato senza multe  il torneo dei divieti di accesso ed era arrivata, a sorpresa, nella finale del campionato di zona pedonaleUn paese eccitato per questi inutili successi aveva creato degli eroi da sacrificare sull'altare delle perturbazioni che sarebbero arrivate da Settembre in poi.

Calimero venne iscritto, in questo contestabile contesto, alla gara di nuoto organizzata dal   Titanic Club di Marina delle Rocce. Il tutto nacque per colpa di una scommessa  persa con l'amico di sempre Armando Deodorato, proprietario dell'arcinoto locale "il Principe Buzzurro"  che all'epoca  era un coacervo di vip, turisti della democrazia, alcolisti neanche troppo anonimi e vincitori senza nome del lotto.

La competizione in acqua dolce e salata al contempo, sembrava ideale per Cal che in quel tipo di ambiente (di fatto viveva da anni in salamoia) letteralmente ci sguazzava. Vinceva solo chi arrivava in fondo a una gara massacrante in cui  bisogna dimenticarsi delle regole della vita normale, e immergersi dentro una fanghiglia di avversari pronti a tutto pur di vincere. Il grande favorito della traversata,  Giancampiero Fizchialli, partì sparato: infatti un giudice lo colpì con una fucilata allo start!

Colpo di scena, e anche colpo alla schiena fatale per l'uomo da battere, che per colpa di una distrazione alla partenza divenne l'uomo da abbattere. E fu abbattuto ovviamente. Calimero non era nemmeno ancora entrato  nelle acque limacciose del terreno di gara (un incontrovertibile controsenso), quando alle sue spalle il noto callista, Manuel detto Manu-Tenzione, lo spinse all'indietro per sorpassarlo con una finta  e partire in testa.

La caduta rovinosa del nostro, nell'unico punto asciutto, sembrava fatale quando, nello stesso frangente , il poeta maledetto ungherese, Fiodor Sfigatozky Trizty,  si lancio alla rincorsa del callista. La gara era entrata nel vivo, anche se secondo me era stata registrata prima per evitare il bello (e anche il bullo) della diretta. Calimero finalmente entrò in acqua, ma qualcuno levò il tappo e tutto all'improvviso si asciugò.

Era la tattica di gara dei suo avversari , imbattibili sull'asciutto in una gara di nuoto. Il bello dello sport. Acquaviva, senza nemmeno una goccia addosso, fu clamorosamente sconfitto e si ritirò a vita privata, o privata dalla vita fu quest'ultima che si ritirò da lui (non si è mai saputo). Vincere era l'unica cosa che contava, ma perdere era di sicuro un qualcosa che gli riusciva bene da sempre. Il Tagliaunghie tornò da sua moglie che disse che gli ultimi saranno i primi, partendo da sotto. In casa dei ladri non si poteva di certo rubare. Ma quella non nuotata rimase indelebile in lui.

Alan e Federico
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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