Diego Armando Maradona: gli anni che passano, il mito che resta

Giornata speciale per il Pibe de oro: il fuoriclasse argentino spegne oggi 58 candeline

di Riccardo Sanna
Riccardo Sanna
(9 articoli pubblicati)
FUSSBALL WM 1986 in MEXIKO ARGENTINIEN -

Diego Armando Maradona. Personaggio controverso e sopra le righe. Sotto i riflettori dentro e fuori dal campo. Numerosi i colpi di genio sul rettangolo di gioco, altrettante le dichiarazioni, mai banali, in occasione delle interviste. 

 Eccone, per esempio, alcune. Su Napoli e i napoletani. «El puvlico de Napoli me vuole vene. Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.» Sul richiamo del pallone. «Se indossassi un vestito bianco a un matrimonio e arrivasse un pallone infangato, lo stopperei di petto senza pensarci». Sui trofei.  «Il più bello dei miei trofei? L'ultimo perché è il più recente».  Su Giovanni Paolo II. «Sì, ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d'oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto amigo, fai qualcosa!»  Su Pelè. «Come giocatore è stato il massimo, però non ne ha saputo approfittare per far progredire il calcio. Lui pensava politicamente, pensava che sarebbe potuto diventare il presidente dei brasiliani... Avrei preferito che si proponesse come me, per presiedere un'associazione in difesa dei diritti dei giocatori, che si occupasse di Garrincha e non lo lasciasse morire nell'indigenza, che lottasse contro le azioni dei potenti che ci limitano... Non voglio mettermi a confronto con lui, l'ho sempre detto e lo ripeto. E quando dico di mettermi a confronto con lui non parlo solo di questioni calcistiche... Ho avuto molte opportunità di incontrarlo ma era una questione di pelle, ci urtavamo troppo; ci vedevamo e partivano le scintille». Su Fidel Castro.  «È stato come un secondo padre. Mi ha aperto le porte di Cuba quando in Argentina molte cliniche non mi volevano. Ho avuto con lui un rapporto unico. Gli devo molto. Gli ho parlato della mia malattia, mi ha consigliato moltissimo».

Erano le 7,05 del mattino, il 30 ottobre 1960, precisamente una domenica. Disse il medico, annunciandone la nascita: «tutto culo e piedi». La madre, Dona Tota, ricorda poi un particolare non da poco: una stella disegnata sul pavimento all'ingresso dell’ospedale. Una leggenda, inoltre, si mischia alla storia di quel giorno.  Ovvero che, nel momento del parto, pare che il grido di dolore della madre somigliasse, sotto certi versi, a un «goool».

Ho raccolto frasi e aneddoti del campione, sul web, per rendergli omaggio in occasione del suo compleanno. Compie difatti gli anni, oggi, il giocatore più forte di tutti i tempi: sua maestà, Diego Armando Maradona.

Croce e delizia, genio e sregolatezza, uomo contorto e campione assoluto. In una parola: irraggiungibile.

Feliz cumple, Pibe de oro.

Fonte: l'autore Riccardo Sanna

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