Dalle accuse alle scuse: la Roma secondo James Pallotta

Il presidente americano torna a farsi sentire, e con una lunga lettera racconta le sue verità, e i suoi stati d'animo

di Antonio Siracusa
Antonio Siracusa
(106 articoli pubblicati)
AS Roma v Juventus FC - Serie A

Era ora, verrebbe da dire. James Pallotta finalmente esce allo scoperto, mette da parte i soliti brevi cinguettii, con i quali era abituato ad interagire con l'esterno, e scrive, di suo pugno, una lunghissima lettera in cui prova a spiegare l'ultimo anno e mezzo di Roma, e a spegnere i numerosi incendi scatenati, soprattutto, dall'articolo di Repubblica di qualche giorno fa, in cui si dipinge Trigoria alla stregua di un far west, con malumori, faide, complotti e presunte vendette. Scenari degni dei migliori spaghetti western del pluricelebrato Sergio Leone.

Un vero e proprio monologo senza contraddittorio, quello del presidente americano, in cui smentisce tutto quello che c'è da smentire, in cui conferma il solo malumore, subito rientrato peraltro, di Daniele De Rossi alla notizia dell'arrivo, l'estate scorsa, di N'Zonzi. Ma soprattutto un'ammissione delle proprie responsabilità in merito alla fallimentare stagione appena conclusa. Anche se poi il presidente individua nell'ex ds Monchi il male assoluto di questi ultimi 18 mesi. Sarebbe stato interessante sapere il punto di vista del ds spagnolo, accolto a Roma, è bene ricordarlo, come il CR7 dei direttori sportivi. Ma Monchi ha preferito non replicare, esortando tutte le parti in causa a guardare avanti, per il bene comune. Ma può un ds, anche se investito di pieni poteri, impattare così pesantemente sui destini di un club? Viene difficile pensare di sì, perché la struttura societaria di una squadra di alto livello è molto complessa e composta  da un management, in teoria, qualificato, competente e strettamente legato tra loro. Perché le squadre, da quando esiste il calcio, si costruiscono sui dettami dell'allenatore, in quanto gli acquisti devono essere funzionali al suo sistema di gioco, che poi è solito pagare per tutti quando le cose non vanno nella direzione giusta.  E poi perché l'ultima parola spetta sempre al proprietario, visto che è colui che ci mette i soldi per finanziare le operazioni di mercato. Alla luce di queste considerazioni, la lettera di Pallotta perde molta efficacia nel momento in cui concentra la sua attenzione proprio sull'intero operato di Monchi e su i suoi errori di mercato. Per il resto è tutto un susseguirsi di pensieri sentiti già più e più volte. Se davvero Pallotta ambisce a vincere trofei, come ha ribadito anche in questa occasione, allora che la smetta di cedere ogni estate i pezzi migliori, che la smetta di coprirsi dietro la volontà dei calciatori di andare via, (vedi Salah ed Alisson citati nella missiva), che la smetta di coprirsi sempre dietro al financial fair play, ma soprattutto se davvero vuole dare un segno di discontinuità col passato dia segno della sua presenza costante a Roma, venga a fare il presidente. Se c'è qualcosa che a Pallotta è mancato in questi anni, è proprio il vivere la quotidianità di Trigoria, di sentire l'ambiente. Non è possibile fare il presidente stando dall'altra parte del Mondo. Oppure metta un membro della sua famiglia, o un vero uomo di fiducia alla guida della società, facendolo risiedere a Roma in pianta stabile. Prenda esempio, da questo punto di vista dal gruppo Suning e dal suo proprietario Zhang Jindong, che ha messo a capo dell'Inter il figlio Steven, trasferendolo in Italia in maniera permanente, con pieni poteri, e facendolo diventare un punto di riferimento vero, una persona capace di prendere decisioni e di agire istantaneamente al sorgere dei problemi. A Roma manca proprio una figura di questo tipo.

E non solo, se davvero Pallotta ha intenzione di proseguire inverta la rotta e costruisca davvero una squadra ambiziosa e di valore, e torni a far diventare Roma una meta ambita, perché è desolante constatare come la capitale non abbia più appeal, visto i rifiuti di Conte, Sarri e Gasperini a sedersi sulla panchina giallorossa. Ma è ancor più desolante, che dopo sei anni di presidenza, la sua Roma si trovi ancora all'anno zero, mentre gli altri corrono veloci.

Fonte: l'autore Antonio Siracusa

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