CR7, viene da chiedersi se magari non sia una persona nuova

Una crescita metodica, a tratti rabbiosa, costruita con la stessa fame di successo dei pugili a inizio carriera, e la freddezza paziente del killer.

di Roberto Leonardi
Roberto Leonardi
(21 articoli pubblicati)
Cristiano Ronaldo

"Mi pareva di non aver mai visto uno come lui e mi è venuto da chiedermi se magari non era un nuovo tipo di persona"

Una frase tratta da "Non è un paese per vecchi", di Cormac McCarthy, ed è quello che mi viene in mente se penso a Cristiano Ronaldo. Sono stato abbastanza fortunato, ho iniziato a seguire il calcio quando in Italia giocavano Platini, Falcao, Maradona e Zico, poi vennero Baggio, Zidane, Ronaldo, Totti  ecc., ma questo mi sembra diverso, un nuovo tipo di giocatore.

I campioni che si son visti nel tempo, come quelli elencati prima, avevano in comune la classe innata, dote migliorata durante la carriera certo, ma comunque un talento puro di base, al di la di un conseguimento ottenuto dall'esperienza. Ronaldo invece no, non che non sia talentuoso, questo non si può affermare, ma in maniera diversa, da l'idea di una crescita metodica, a tratti rabbiosa, costruita con la stessa fame di successo dei pugili a inizio carriera, e la freddezza paziente del killer.
In che altro modo chiamare uno che in campionato col Real fa 311 gol in 292 partite.

Come i grandi navigatori portoghesi non ha paura dell'ignoto, di sognare nuove terre da conquistare, e così dopo Sporting, Manchester e Real approda alla Juventus. E come loro, trascina in questi sogni l'equipaggio durante la navigazione, è sempre affamato nonostante il palmares, e in campo non lo nasconde. I suoi gesti di disappunto per un passaggio sbagliato da un compagno, non sono vezzi da diva isterica, ma fame di vittoria, sempre e comunque.

È opinione comune, tra i vari colleghi che hanno giocato con lui (Chiedete ad Evra, malcapitato ospite a cena a casa Ronaldo), la sua assoluta dedizione nell'allenarsi, oltre gli orari standard di una squadra, la sua maniacalitá in ogni dettaglio, alimentazione, look compreso.

I trentatré anni in questo caso non contano tanto, un semi-androide così, questo nuovo tipo di atleta, può giocare ad alti livelli ancora per alcuni anni. Per questo credo che farà bene anche a Torino, e bene al calcio italiano in generale per l'attenzione che attirerà. Aumenta il divario tra la Juventus e le concorrenti, non solo per motivi tecnici, ma anche per l'impatto emotivo su compagni e avversari.

In Europa si vedrà; Ronaldo riduce le differenze tra bianconeri e le squadre di prima fascia, rispetto a un campionato però influiscono più variabili, comunque la Champions è casa sua: 105 gol in 101 partite col Real, meglio averlo con se che contro senza dubbio. I tifosi juventini hanno già avuto modo di applaudirlo per la sua rovesciata allo Stadium, anche quella è stata qualcosa di diverso.

Probabilmente uno dei gol più belli, tra i tantissimi in carriera di CR7, ma si "sente", si capisce, che non era quello che lui voleva. Lui voleva solo buttare dentro quel pallone, e questo era l'unico modo possibile, che poi fosse un gesto atletico fuori dal normale, è irrilevante.  Fame continua, mai sopita, un cannibale alla Eddy Merckx, da Madeira a Torino, attraversando terre e mari da conquistatore senza paura.

Fonte: l'autore Roberto Leonardi

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