Cosa vuol dire essere e fare l’arbitro?

Essere stato in passato una "giacchetta nera", come un tempo si diceva, mi ha fatto crescere come uomo ed è un qualcosa che consiglio a tutti di fare!

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(338 articoli pubblicati)
Alan

Cosa vuol dire fare l'arbitro? Sudare, correre, avere gli occhi di tutti addosso: arbitrare è scuola di vita! Avere indossato quella divisa ti insegna equilibrio e moderazione, ti insegna a porti ad altri in modo nuovo e ti  insegna a gestire situazioni quanto meno imbarazzanti. Non è luogo per timidi, ma per persone che hanno comunque carattere. Ci vuole una lunga gavetta per arrivare e anche qualche spinta per raggiungere i massimi livelli. 

Arbitrare è far parte di un mondo divertente dove cresci nella testa e nel cuore, e fai inoltre una attività fisica proficua! "Ieri ne ho arbitrata un'altra e come ogni lunedì ho la caviglia gonfia, sono mezzo morto, vedo palle dappertutto, ma almeno sono felice e contento perché ho fatto il mio dovere" (cit. testuale di una giacchetta nera, come si diceva un tempo). 

Moggiopoli e calciopoli nelle categorie inferiori non esistono: esiste solo la passione e la voglia di rimettersi in gioco la domenica assieme a un gruppo di beceri imbecilli come me che corrono dietro una palla per motivazioni diverse. 

L'arbitro è un pavone che si specchia nella sua figura e nella sua bellezza, solo dopo l'arrivo di Collina è divenuto una figura positiva, quasi di educatore e di moralizzatore. 

Per anni invece era solo un "cornuto" che aveva visto dei fuorigioco inesistenti, dato rigori che non c'erano contro la tua squadra del cuore (che ha il  diritto  di  frantumare e picchiare gli avversari impunemente perché   a chi si ama è perdonato tutto...). 

Dopo anni di tentativi nel mondo del calcio come giocatore,  dove io ero così bravo da essere il dodicesimo uomo in campo...avversario, nel lontano 1989 ho intrapreso la carriera arbitrale quasi per sbaglio... Stanco di essere fischiato per la mia assoluta imperizia calcistica, avevo deciso di vendicarmi fischiando io gli altri! Soprattutto quelli più bravi! Io come tutti gli arbitri sono juventino... (scherzo)!

Col tempo sono anche diventato bravo, levandomi anche delle soddisfazioni! Ovviamente me ne sono capitate di tutti i colori, in tutte le salse, in tutte le categorie! Spesso c'è stato ben poco da ridere, ma prendendola per il verso giusto la carriera arbitrale mi ha dato molto! 

Mi ha fatto viaggiare, conoscere posti nuovi (e malattie nuove, come in Turchia quando presi una paurosa dissenteria durante il torneo che mi costrinse a sospendere una partita!), mi ha donato grosse emozioni e bei ricordi! Una volta un politico famoso con il quale avevo condiviso un viaggio in treno mi chiese:

"Ma non te la prendi mai quando in ventimila ti urlano contro cornuto?"

Ed io risposi:

"Mi arrabbio di più quando a dirmi cornuto è una sola persona, che conosco..."

Questo in sintesi il mio pensiero. Anche perché agli insulti ci fai il callo e te ne freghi. 

In campo mi è accaduto di tutto. Una volta a Crotone mi tirano una dentiera su una caviglia e tutta l'Italia rise di me e sopratutto del lanciatore: il tipo del campo, quando mi ritrovai a terra con la caviglia lacerata da quello che credevo fosse un sasso, mi sorprese molto con la dentiera fresca in mano (horribile visu...) chiedendomi se la volevo tenere per il referto. Anche lì con il mio solito umorismo: "Se andrà in tribuna troverà il responsabile, che protesterà nei miei confronti senza riuscire ad aprir bocca..."

Altre volte un capitano mi chiese, sperando in un improbabile recupero:"Arbitro, tempo!". E io gli risposi: "Speriamo che non piova!" Rimase sotto choc per qualche minuto!

Una carriera ricca di episodi in cui l'insidia è dietro l'angolo, piena di sorprese e di aneddoti. Io ho subito anche due aggressioni: uno schiaffo a tradimento mentre annotavo una espulsione ed avevo il capo chino, e un pazzo invasore che mi ha inseguito a colpi di scopa in campo dopo un rigore non concesso. Non ero poi un arbitro perfetto, spesso capitava che sbagliassi, in buona fede! L'arbitro è come il cornuto a volte: di quello che succede in campo spesso è l'ultimo a saperlo! Come sempre!

AIA Press Conference
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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