Coronavirus, quando a rimetterci è solamente lo sport.

Proprio in questi minuti sarebbe dovuta andare in scena la partita più attesa dell'anno ed invece siamo qua a "goderci" le solite polemiche.

di Federico Ruggeri
Federico Ruggeri
(13 articoli pubblicati)
Juventus v Valencia - UEFA Champions Lea

Questa settimana l'Italia si è svegliata accorgendosi di essere fragile sia dal punto di vista della salute sia da quello dei valori morali che spesso esaltiamo. L'allarme coronavirus ha prima terrorizzato e poi stufato le menti degli italiani. Eppure, nonostante l'aumento dei casi riscontrati, la scena l'ha presa, inesorabilmente, la decisione di rinviare la partita tra Juventus ed Inter ( in programma questa sera). Che l'Italia sia una nazione fondata sul pallone è cosa nota ( persino Mussolini nel corso del ventennio ne intuì le potenzialità) ma mai come in questo caso è evidente quanto la perdita di valori morali all'interno del nostro paese sia rappresentata da una situazione grottesca e gestita nel peggiore dei modi. 

Assistiamo allo spettacolo di una lega incapace di tracciare una linea e di seguirla accompagnata  dai protagonisti che alimentano polemiche come se si stesse parlando di noccioline. Nessuno mette al centro la salute di coloro che mantengono vivo questo pomposo business perché a nessuno interessa tutto questo. Da una parte troviamo una società che non sembra avere alcuna intenzione di rimborsare chi aveva acquistato i biglietti per lo show mentre dall'altra l'idea di giocarsi lo scudetto con un calendario poco agevole pare simile ad un golpe. 

Mi chiedo semplicemente se tutto ciò abbia davvero senso, vale davvero la pena perdersi in simili polemiche in un periodo come questo? Viviamo in uno stato che subirà delle conseguenze economiche e sociali importanti e ci scanniamo per una partita di pallone. Una volta riconoscevo la grande abilità, insita nel nostro essere, di saperci far forza a vicenda, da Nord a Sud. Il calcio non era nient'altro che un veicolo di positività e perché no di sano sfottò che ci aiutava a dimenticare, almeno per 90 minuti, ciò che ci stava succedendo attorno. 

Concludo appellandomi alla coscienza di tutti coloro i quali leggeranno queste righe: mettiamo da parte l'odio, l'astio, le polemiche e rialziamoci con forza e spirito di sacrificio perché solo così renderemo onore allo sport. Mi auguro che questa malattia possa volare via in un nulla e spero che con se porti via anche tutta quest'ondata d'odio di cui nessuno aveva bisogno.

Fonte: l'autore Federico Ruggeri

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