Contro il tifo violento, occorre una seria risposta della politica

Le partite a porte chiuse non risolvono il problema, è necessaria l'abolizione delle curve e conseguente scioglimento dei gruppi ultras

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(86 articoli pubblicati)
Foot S Prague - Rc Genk Champ League

I provvedimenti-non provvedimenti adottati finora da politica e mondo del calcio per combattere i tifosi violenti nel calcio italiano sono in realtà pallide risposte a domande che richiedono ben altra risolutezza e determinazione. E soprattutto polso fermo, pugno di ferro ma solo verso i reali colpevoli, non colpendo a destra e a manca a casaccio.

Di fatto, con le partite a porte chiuse si rispolvera la vetusta (e molto comoda da applicare) responsabilità oggettiva, perché un provvedimento simile, tradotto in soldoni, sottintende che l'Inter, in quest'ultimo caso, ma potrebbe essere qualunque altra squadra, è responsabile dei danni, delle violenze, e dei reati che i propri ultras commettono dentro, ma cosa ancora più assurda, fuori dallo stadio. Oltreché, naturalmente, danneggiare tutti gli abbonati che vanno allo stadio pacificamente, ma questo è un effetto collaterale di un provvedimento sbagliato a monte. Il ministro Salvini, anziché andare alla festa degli ultras del Milan, dovrebbe fare con coraggio l'unica cosa che da molti anni andrebbe fatta: chiudere le curve per decreto. Per sempre. 

Dove non arrivano i dirigenti del pallone, o meglio dove non vogliono arrivare, a causa delle pesanti ingerenze che gli ultras esercitano ai danni delle rispettive società, generando commistioni volontarie o meno, ma tanto risapute quanto tacite, deve arrivare il mondo della politica, che negli anni l'unica soluzione che ha saputo partorire è stata la tessera del tifoso. Col risultato che gli scontri si sono spostati all'esterno degli impianti di gioco, dove non occorrono tessere del tifoso per picchiarsi, distruggere e uccidere, facendo poi ricadere i maggiori disagi su chi va allo stadio per assistere alla partita in tutta tranquillità. Infatti questi ultimi si devono munire di una tessera, che riporta tutti i lori dati anagrafici, grazie alla quale si può risalire alla loro fedina penale, naturalmente pulita, nella maggior parte dei casi, e si devono sottoporre ad assurdi controlli di sicurezza, venendo perquisiti come all'aeroporto. 

A proposito di controlli assurdi, vorrei portare la mia tragicomica esperienza personale. Una sera, andando alla partita direttamente dal lavoro, al momento della perquisizione, rilevando la presenza del pc nella mia borsa, gli addetti non volevano farmi entrare. Secondo loro avrei dovuto lasciare l'apparecchio in custodia e ritirarlo dopo la partita. Quando hanno capito che questo non sarebbe mai successo, notando che cominciavo a innervosirmi, decisero a malincuore di lasciarmi passare ammonendomi: "Non lo lanci in campo però..." 

Questo esempio un po' stupido, che niente sembra abbia a che vedere con la violenza e il razzismo negli stadi, è invece molto esplicativo di come i provvedimenti adottati fino a questo momento, per combattere questi fenomeni abietti, siano serviti in realtà soltanto a dare l'illusione della sicurezza negli impianti, e non abbiano invece avuto quasi nessun effetto, (e dicendo quasi ho voluto allargare un po' le maglie del dubbio) sugli ultras. Il controllo del documento, la perquisizione, i divieti per tappi di bottiglia e accendini, sono una pantomima, un balletto ridicolo.

E' ora di dire basta. Basta a rabberciate soluzioni di chi non sa bene che pesci prendere, finendo per scalfire solo di striscio i criminali, e per penalizzare gravemente chi va allo stadio per godersi la partita della propria squadra. Occorrono soluzioni vere, serie, anche drastiche, ma che mirino a punire solo i colpevoli, e che non coinvolgano il resto del pubblico pagante. Le partite a porte chiuse non puniscono i colpevoli, e non curano il male. Le uniche porte chiuse utili in questi casi, sono quelle del carcere. E' necessario che qualcuno metta la faccia, e soprattutto la firma, in calce a un provvedimento che nessuno ha avuto, per il momento, il coraggio di prendere: la chiusura delle curve, e il conseguente scioglimento dei gruppi ultras.

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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