Conta quel che (Antonio) Conte fa

In un paese in cui la poltrona è sacra, Conte ha reso la panchina profana: non conta che ci affondi bene il sedere, fondamentale è che venga coccolata l'anima.

di Francesco Morbelli
Francesco Morbelli
(4 articoli pubblicati)
Conte

Allenatore con la A maiuscola

Antonio Conte non è un semplice allenatore di calcio, ma prima di tutto è un allenatore con la voglia di lavorare. La parola allenatore deve racchiudere tutto. Non si può essere solamente bravi da un punto di vista tecnico-tattico, motivazionale, psicologico, gestionale. Devi essere bravo in tutto, e Antonio Conte è straordinario sotto tutti questi punti di vista.

I due volti di Conte

Antonio se lo si conosce fuori dal campo è una persona socievole ed è un piacere parlarci insieme ma, quando mette la tuta da allenatore e scende nel rettangolo verde, si trasforma improvvisamente seppure rimanendo sé stesso. Non è un personaggio semplice da gestire e anche all'Inter si sta vedendo tutt'ora, però è un uomo vincente con una fame atavica, tipica dell'uomo del Sud, che prima è diventato grande al Nord e che poi il Sud e il Nord li ha uniti allenando la nazionale.

Cosa lo differenzia dagli altri allenatori?

Chi si ferma è perduto, o peggio ancora perde. Cosa che il tecnico leccese odia profondamente. Un allenatore qualunque lavora qualche mese e poi va in vacanza, Antonio Conte lavora 12 mesi su 12, 365 giorni su 365, 24 ore su 24. È un maniaco del particolare, un soldato in battaglia contro tutto e tutti, finché non vince non molla, e per vincere studia, si applica, impara ma soprattutto non si ferma nemmeno per un secondo. Antonio se deve dare di matto per il bene del gruppo lo fa, a prescindere da chi abbia davanti e lo ha dimostrato anche nelle ultime conferenze con attacchi alla società. Attacchi però, fatti per il bene del gruppo, cosa che in pochi allenatori farebbero.

L'ossessione della vittoria

Il leccese ha una fissa maniacale per la vittoria, questo atteggiamento lo ha aiutato a conseguire i suoi successi professionali negli anni a venire. Pensate che è cosi ossessionato che a sua figlia ha dato il nome della cosa che ama più di qualunque altra cosa: Vittoria. Cascasse il mondo, Conte non molla un centimetro finché non raggiunge il suo obiettivo, è quella persona che se si mette in testa una cosa, nonostante le difficoltà, alla fine la consegue. 

Maestro di tattica

Antonio Conte è un maestro della tattica. Studia la sua comunicazione, il modo di porsi, di rappresentarsi, con la stessa cura con cui prepara una partita. Studia se bisogna giocare in difesa, sfruttando il contropiede, o partendo dall'attacco con il pressing. Le sue parole sono gli esterni: è da lì che si parte, per dare profondità, ampiezza al discorso. Gli aggettivi sono i centrocampisti, ti danno sostanza per dar vigore a un concetto. E poi ci sono i decibel, i suoi grandi attaccanti. Si alza il torno, come si alza la linea della squadra per mettere pressione all'avversario. Il calcio di oggi è tattica e scienza, è calcolo e rischio, è l'insieme di mille esperienze, ma è anche la capacità di mettersi al centro della scena, pur sempre senza paura. Da lì guidi la squadra, con gesti e concetti, perché i calciatori sentono, avvertono la personalità del loro condottiero, e con Conte presente nell'area tecnica durante la partita, percepisci tutto ciò.

Fonte: l'autore Francesco Morbelli

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