Cinque anni al “Max”: Juve, sostituire Allegri non sarà facile

L'addio tra l'allenatore livornese e la Juventus apre a vari scenari ma ciò che resta è la l'importanza del lavoro svolto

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(117 articoli pubblicati)
Juventus v Club de Atletico Madrid - UEF

Massimiliano Allegri da buon toscano qual è ha sempre la battuta pronta e così anche durante la conferenza stampa congiunta con il presidente Andrea Agnelli ha saputo superare l'emozione e la commozione del momento grazie ad alcune frasi piene di "colore".

Perché comunque la si voglia vedere l'addio ad Allegri rappresenta la chiusura di un ciclo ed in ogni caso come la fine di una storia anch'esso provoca sempre una reale tristezza e se in più aggiungete che questa storia racconta di cinque scudetti, quattro Coppe Italia e di due Supercoppe italiane ecco che la dimensione della fine di un racconto è resa in modo tangibile.

Era l'estate del 2014 quando l'ex tecnico del Milan giunse a Vinovo accolto da una evidente contestazione da parte di alcuni tifosi bianconeri reduci dal tumultuoso addio di Antonio Conte e la sensazione che traspare ad oggi è che nonostante tutto quello vinto Allegri dovesse sempre far qualcosa in più per convincere tutti fino in fondo.  Lo scetticismo iniziale da parte del tifo juventino è mutato poi in apprezzamento ma non forse in quell'amore incondizionato riservato ad alcuni tecnici del passato, Lippi su tutti.

La mancata conquista della Champions è forse la condizione che non ha fatto sì che la scintilla emotiva si accendesse del tutto ma non si può non dare a Cesare ciò che è di Cesare o meglio a Max ciò che è di Max. Allegri (oltre i titoli in Italia) ha saputo condurre la propria squadra per ben due volte in finale di Champions League in questi cinque anni. Finali perse per la mera cronaca ma comunque finali raggiunte dopo un percorso netto e a volte inaspettato nel caso della finale di Berlino contro il Barcellona del 2015.

Spesso chi segue il calcio dimentica che la linea che divide la vittoria dalla sconfitta è talmente sottile che il parametro con cui si danno dei giudizi non dovrebbe essere il solo fattore indicato dai trofei conquistati. In un torneo come la Champions così complicato ed equilibrato raggiungere la finale dovrebbe essere da solo motivo di enorme gratitudine verso chi tale percorso è riuscito a realizzarlo. Inoltre va detto che alcuni allenatori, per motivi non del tutto chiari, non riescono a far breccia nei cuori di tutti nonostante i trionfi e le vittorie sul campo.

Allegri se ne va dalla Juventus da vincente e ripetere un simile ciclo in casa bianconera non sarà affare né scontato né semplice. Purtroppo certe storie così come certi amori è forse meglio che vedano la propria conclusione prima che le parti arrivino a rinfacciarsi i problemi della separazione stessa in modo da preservarne così la bellezza degli istanti indelebili.

Chievo Verona v Juventus - Serie A
Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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