Chiedimi chi era Marco Van Basten

Uno dei migliori centravanti della storia del calcio. Potenza, classe ed eleganza. Ma anche caviglie di cristallo, che lo porteranno al ritiro a soli 30 anni

di Antonio Siracusa
Antonio Siracusa
(106 articoli pubblicati)

Il "cigno di Utrecht", così era soprannominato Marco Van Basten, per la sua capacità di muoversi con notevole eleganza e grande rapidità, nonostante un fisico imponente. Dotato di una tecnica eccezionale, abile con entrambi i piedi, in possesso di un gran tiro sia da fermo che in corsa, forte di testa e con una gran capacità di coordinarsi per acrobazie spettacolari.  Tutte caratteristiche che fanno dell'olandese il più forte centravanti che abbia mai visto giocare.

Cresce nella cantera dell'Ajax, dove esordisce sostituendo un mito di nome Cruijff, in una gara di campionato, e bagna la sua prima apparizione segnando un gran gol, uno dei tanti della sua immensa carriera. In 4 anni all'Ajax ne segna a raffica, ma iniziano anche i suoi primi guai fisici, le sue caviglie di cristallo iniziano a creare i primi problemi. In un  contrasto con un avversario cede quella di destra. Subisce il primo di innumerevoli interventi. Sta fuori tre mesi, ma torna giusto in tempo per siglare il gol vittoria nella finale di Coppa delle Coppe, di testa, contro il Lokomotiv. Sarà anche la sua ultima gara con i lancieri.  Nel 1987, infatti, passa al Milan di Silvio Berlusconi. Formerà insieme a Ruud Gullit, e Frank Rijkaard, il trio olandese delle meraviglie, che segnerà pagine di storia indelebili del club rossonero. Inizia alla grande la sua avventura a Milano, ma ancora una volta deve fermarsi per un problema alla caviglia, stavolta quella sinistra. Si opera nuovamente e resta fuori sei mesi. Nonostante ciò, risulta decisivo per la conquista dello scudetto del Milan, segnando gol pesanti al suo rientro, come quello della vittoria nella decisiva sfida del San Paolo contro il  Napoli di Maradona. Ma è L'Europeo di quell'anno che sancisce la sua definitiva consacrazione a livello mondiale. Van Basten è grande protagonista, segnando 5 gol, tra cui quella decisiva nella finale di Monaco di Baviera contro l'Unione Sovietica, uno dei più belli della storia del calcio. Cross dalla sinistra e tiro al volo di destro quasi sulla linea di fondo, che si insacca all'incrocio dei pali. Una magia.

L'anno dopo trascina il Milan sul tetto d'Europa. Dei 32 gol segnati in quella stagione 10 li sigla in coppa dei campioni, tra cui la doppietta in finale contro i rumeni della Steaua. Vincerà anche la Supercoppa Europea e l'Intercontinentale quell'anno. Ma i guai fisici tornano a bussare alla porta. Stavolta è il menisco a tenerlo fermo per due mesi. Nonostante tutto segna 19 gol in campionato e trascina il  Milan alla conquista della seconda coppa dei campioni consecutiva. Decisivo il suo illuminante assist per il gol vittoria del suo connazionale Rijkaard, nella finale di Vienna contro il Benfica. Il suo Milan farà il bis anche in Supercoppa Europea e nell'intercontinentale prima di separarsi dal suo mentore Sacchi, con la quale ormai i rapporti si erano deteriorati.

Nel 1991 arriva Capello sulla panchina del Milan, e la sua flessibilità tattica gli farà vivere la stagione più brillante della carriera, chiusa vincendo il titolo di capocannoniere con 25 gol. Ma l'anno dopo ne segnerà il canto del cigno. Gioca solo 22 partite tra campionato e coppe, segnando però la bellezza di 20 gol, tra cui una quaterna al Göteborg in Champions, il primo nella storia a riuscire in un'impresa simile. Le caviglie danno ancora problemi, e il giorno seguente la consegna del suo terzo ed ultimo pallone d'oro, decide di farsi rioperare. Rientrerà nel finale di stagione, e lo spezzone giocato, dolorante, nella finale di Champions persa contro il Marsiglia, sarà di fatto la sua ultima presenza in campo.

Nel giugno del 1993 si sottopone al quarto intervento alla caviglia. Due lunghi anni non bastano per recuperare. Nell'estate del 1995, Van Basten si arrende, e annuncia ufficialmente il suo ritiro, a soli 30 anni. La notizia ovviamente desta scalpore. Il calcio perde il suo Leonardo Da Vinci, titola la Gazzetta dello Sport. Un'artista del pallone, ancora oggi, unico ed inarrivabile.

La fonte dell'articolo è l'autore Antonio Siracusa

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