Manca sempre meno a Francia-Croazia: chi trionferà sotto il cielo di Mosca?

Mbappé o Modric? Deschamps o Dalic? Mosca non solo deciderà il vincitore del Mondiale, bensì anche la corsa al Pallone d'Oro.

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(99 articoli pubblicati)
The Final Previews - 2018 FIFA World Cup

Francia-Croazia, di scena oggi alle 17.00 allo stadio Luzhniki di Mosca, non é solamente il remake della semifinale mondiale di 20 anni fa, bensì come molti l'hanno definita nei giorni scorsi uno scontro ideologico. I due Paesi rappresentano infatti due visoni del mondo completamente opposto: la globalizzazione e il melting pot da un lato,  il nazionalismo puro e autentico dall'altro. La sfida di oggi sarà anche un interessante mix di scontri, in campo come in panchina. Mbappé o Modric? Deschamps o Dalic? Mosca, come fosse un Minosse dantesco, deciderà non solo il vincitore del Mondiale, bensì anche la corsa al Pallone d'Oro.

I due moschettieri

Se Dumas avesse scritto "I tre moschettieri" in questi giorni probabilmente avrebbe deciso di cambiare il numero dei protagonisti, lasciandone nella penna uno. Mbappé e Modric potrebbero essere due degni protagonisti, che fanno di tutto per far trionfare la loro nazione e rendere felici i loro compatrioti. 3 gol per il primo, 2 gol e 1 assist per il secondo. Entrambi killer dell'Argentina di Leo Messi, maltrattata prima nei gironi dal classe '85 e poi negli ottavi dal 20enne più famoso del panorama calcistico internazionale. Velocità supersonica contro controllo razionale, scatti brucianti contro lanci divini: Modric versus Mbappé non è un semplice scontro, ma il duello tra due manifesti calcistici differenti, quello del futuro da un lato, basato sull'irrazionalità e sull'istinto da velocista, e quello del presente dall'altro, costruito sulla capacità di vedere spazi quando non ci sono e su un Q.I calcistico di qualità superiore. Tutti e due vengono da contesti difficili, cresciuti sotto l'inferno della guerra e dell'emarginazione, forgiati dal detto "ciò che non ti uccide ti fortifica". Luka, dopo la morte del nonno per colpa dei serbi, é stato rifugiato politico. Ora vuole portare il suo popolo in trionfo, nonostante quest'ultimo non comprenda il suo appoggio  all'ex presidente della Dinamo Zagabria, accusato di corruzione. Kylian Mbappé non ha vissuto gli orrori della guerra ma è nato a Bondy, periferia nord-est di Parigi, una delle tante città-banlieu situate al di fuori della capitale dove crescono i ragazzi meno abbienti. La condizione umile della sua famiglia però non lo ha fermato, e già a 14 anni era sui taccuini dei principali club francesi. Prima il Monaco, poi il PSG. Molti lo vedono come l'erede naturale di Henry, altri come l'evoluzione di Ronaldo. Lui, invece, si considera un semplice ragazzo di periferia dal sorriso genuino.

Il campione del mondo e il traghettatore

Prima e durante il Mondiale molti esperti avevano dubbi su di loro. Noioso e pragmatico il primo, inesperto il secondo. Uno è campione del mondo e leader di una Nazionale, l'altro non è uscito dai confini e prima di giugno allenava in Arabia Saudita.  Deschamps ha fatto terra bruciata attorno alla "sua" Francia, lasciando a casa Ribery e Nasri prima e Benzema poi, fregandosene dell'opinione pubblica e puntando su un gruppo giovanissimo (25.5 anni di media) ma già abituato a match internazionali. Ha messo Giroud centravanti nonostante non abbia ancora segnato, ha fatto tornare Pogba mezz'ala, ha rischiato Pavard nonostante  pochi lo conoscessero. Rischi e scommesse che alla fine hanno pagato. Il viaggio di Dalic è stato ancor più tortuoso. É stato chiamato prima dell'ultimo match di qualificazioni, quando la Croazia rischiava di non qualificarsi. Ha rimesso la chiesa al centro del villaggio, puntando sulla qualità di Modric e Rakitic, sulle geometrie di un Brozovic "spallettiano" e su un Rebic che aveva giocato solo due match dal 2015. É il simbolo di un paese resiliente, che non si scoraggia mai davanti a qualsiasi difficoltà. Come i suoi, che nonostante i tre supplementari di fila sembrano non sentire la fatica. Questo pomeriggio ci saranno tutti in tribuna. Putin, Infantino, Macron e Kitarovic, ma anche Maldini, Kakà e Ronaldo. Si preannuncia una finale mozzafiato. Francia e Croazia, ora tocca a voi.

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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