Le occasioni sprecate non diminuiscono il valore di Higuain

Se c'è una cosa che riesce meglio di far gol al Pipita, è quella di finire nell'occhio della critica alla prima occasione buona

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(127 articoli pubblicati)
AC Milan v AS Roma - Serie A

Nell'anno in cui alcuni neologismi a tema calcistico sono entrati nelle enciclopedie italiane un termine che potrebbe essere sottoposto al vaglio dei letterati è quello di "sindrome di Higuain" intesa come la difficoltà di una persona altrimenti capace e valorosa ad emergere quando la posta in palio si alza. 

Giochi linguistici a parte siamo certi che l'attaccante del Milan non meriti di essere associato ad una definizione negativa in quanto egli è in primis un grande campione che ha lasciato il segno in svariate occasioni. Purtroppo è venuto meno in quelle situazioni chiave che mettono un atleta sotto i riflettori più di altre come per esempio un calcio di rigore.

E così la mente corre alla finale di Copa America ed il rigore fallito dall'ex Real Madrid contro il Cile o il rigore che valeva l'accesso alla Champions League nella sfida di qualche campionato addietro contro la Lazio.

Rispetto agli esempi sopra elencati l'errore di domenica contro la Juventus non ha rilevanza così importante certo è però che il valore individuale non era da meno. Higuain che in estate si è trovato ai margini del progetto juventino dopo soli due anni in bianconero ha pagato l'arrivo di quel Cristiano Ronaldo che già a Madrid ne minava la titolarità di centravanti. Così il ragazzo l'altra sera era carico a mille tanto da non lasciar calciare il rigorista designato, Kessie. In quel modo il numero 9 avrà pensato di poter prendersi una doppia rivincita in un sol colpo ma purtroppo per lui il destino aveva altri progetti.

E così eccoci di nuovo con i processi all'attaccante. Processi che in verità non hanno senso alcuno dato il valore indiscutibile del ragazzo. Il fatto è che forse per essere campioni fino in fondo bisognerebbe cercare di capire il proprio essere più interiore. Riconoscere la propria fragilità o l'emotività di fronte ad una situazione decisiva come un calcio di rigore lo è per un calciatore non ne fa di certo diminuire il valore globale. Perché se l'altra sera o nella finale di Copa America Higuain avesse lasciato calciare qualcun'altro nessuno ne avrebbe messo in discussione le doti balistiche; perché indiscutibili sono i goal segnati a raffica durante la propria carriera. Qualcuno potrebbe dire che non è un campione chi segna solo in partite facili o in momenti non stressanti. Ma questo non è vero perché esistono nel calcio i fenomeni ed i campioni. Forse fenomeno Higuain non sarà ma campione certamente sì.

Il livello agonistico portato da CR7 o Messi nel calcio attuale ha fatto sì che i termini di raffronto per tutti gli altri giocatori siano spesso viziati da un paragone che bisognerebbe evitare di fare in quanto alcune cose non hanno termini di confronto.

Una delle situazioni che esula da commenti e chiacchere da bar è proprio la fragilità dell'animo umano che spesso messa alla prova ne esce sconfitta. Ma la fragilità che emerge in alcune situazioni andrebbe considerata come un valore e così anche nel calcio invece che pretendere da un calciatore di saper fare tutto bisognerebbe capire che i limiti esistono e vanno rispettati.

In questo modo anche un calciatore come Higuain potrebbe sentirsi più leggero se decidesse di rinunciare a calciare un rigore decisivo senza per questo sentirsi criticare o peggio insultare.

Quello che è certo è che Higuain saprà riprendersi e segnare ancora molte reti ma tutti noi dovremmo sempre tenere a mente ciò che dice il seguente proverbio turco: "L'uomo è più duro del ferro, più solido della roccia, ma più fragile di una rosa".

Udinese v AC Milan - Serie A
Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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