Per la Roma in Champions una notte di lacrime e rimpianti: via DiFra, c’è Ranieri

Nella notte di Oporto un'eliminazione amara. E Pallotta fa male a prendersela con l'arbitro e a cacciare Di Francesco

di Antonio Siracusa
Antonio Siracusa
(106 articoli pubblicati)
FC Porto v AS Roma - UEFA Champions Leag

A fine partita le lacrime copiose e inconsolabili sono quelle di Alessandro Florenzi, che realizza di aver commesso una sciocchezza con quell'inutile fallo da rigore a tre minuti dalla fine del secondo tempo supplementare. Un'ingenuità pagata a carissimo prezzo, con il gol che di fatto ha dato la qualificazione ai quarti di finale al Porto. I rimpianti, invece, sono quelli di Edin Dzeko e Diego Perotti, sui cui piedi sono capitate le occasionissime per chiudere i conti con i lusitani, e poter così riscrivere tutta un'altra storia. Due, quelle sprecate dal bosniaco, una quella capitata all'argentino (tra l'altro uno dei migliori in campo), che anziché servire Pellegrini o Zaniolo, soli al centro dell'area di rigore, ha preferito una sgangherata conclusione personale da posizione defilata.

La delusione più grande, però, è quella di Eusebio Di Francesco, uscito a testa bassa dal campo del Do Dragao, consapevole che la sua avventura giallorossa era giunta al capolinea. E puntualmente così è stato. Da oggi, infatti, non è più l'allenatore della Roma. La società, a borsa chiusa, ha annunciato con un comunicato ufficiale il suo esonero. Una scelta inutile e sciocca, che arriva a tre mesi dalla fine della stagione, e con la squadra ancora in corsa per conquistare un posto nella prossima Champions League. Un'umiliazione che Eusebio non meritava. Il tecnico abruzzese non è certo esente da colpe, è vero. Ha lasciato parecchi dubbi, infatti, l'aver visto scendere in campo la 36°formazione diversa di questa stagione, in una partita fondamentale per lui e per la sua squadra, con scelte discutibili (vedi il disastroso Karsdorp su tutti).

Ed anche la fortuna sembra avergli voltato le spalle, costringendolo a 3 cambi forzati su 4, per poter ovviare agli ennesimi infortuni muscolari, che hanno costretto De Rossi e Pellegrini a lasciare anzitempo la contesa, ed ai crampi di Marcano, privandosi, di fatto, di poter effettuare delle modifiche tattiche a partita in corso. Ma soprattutto è abbandonato da una squadra sfiduciata, demotivata, dalla fragile personalità e che sembra non credere più nelle proprie capacità. Un gruppo che in quattro giorni è riuscito a fallire due partite fondamentali per le ambizioni future, perdendole entrambe malamente, senza lottare. La squadra ha ripetuto la scialba prestazione di sabato nel derby, con troppi errori soprattutto in uscita dalla propria area di rigore, e che sono costati i primi due gol dei portoghesi. Una squadra che nei primi 70 minuti ha effettuato un solo tiro in porta, tra l'altro su rigore, e che è uscita dal proprio guscio alla distanza e solo negli ultimi dieci minuti regolamentari e nei supplementari, in coincidenza di un evidente calo fisico degli avversari. Uno spogliatoio che non sembra neanche troppo coeso. Emblematica, in tal senso, l'immagine alla fine dei 90 minuti regolamentari. I giocatori del Porto, tutti in cerchio abbracciati tra loro, con il proprio allenatore al centro a suonare la carica. I giallorossi, invece, sparsi per il campo, ognuno con i propri pensieri.

 E poi, nella nottata, ci pensa il presidente Pallotta, da Boston, a tuonare contro l'ennesima ingiustizia europea subita dalla Roma. Il mancato rigore non concesso dall'arbitro Cakir, nei secondi finali, ha mandato su tutte le furie il numero uno con parole inequivocabili. E' vero, il rigore poteva starci e forse oggi saremmo qui a scrivere tutt'altro, ma forse il presidente farebbe bene a non prendersela con gli arbitri ma a fare della sana autocritica per gli errori commessi dalla sua gestione. Non ultimo, appunto, l'esonero dell'allenatore. 

Toccherà a Claudio Ranieri, da domani, provare a dare una scossa e a ricompattare l'ambiente. Il tecnico romano torna sulla panchina giallorossa 8 anni dopo quello scudetto solo sfiorato e perso all'ultima giornata contro l'Inter del triplete. A lui il compito di traghettare questa squadra verso un piazzamento Champions, fondamentale per evitare l'ennesima rivoluzione.

FC Porto v AS Roma - UEFA Champions Leag
Fonte: l'autore Antonio Siracusa

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