Juventus, lascia perdere i calcoli: ora serve la lucida follia

Il 2-0 dell'andata favorisce nettamente l'Atletico Madrid, ma il passaggio ai quarti di Champions League non è ancora compromesso

di Antonio Casu
Antonio Casu
(33 articoli pubblicati)
Club Atletico de Madrid v Juventus - UEF

È un'ovvietà, ma è la verità: la disfatta del Wanda Metropolitano ha messo la Juventus in una posizione poco invidiabile, compromettendo per molti versi il passaggio ai quarti di Champions League. L'Atletico Madrid, intenzionato a tornare a casa per giocare la finale, affronterà il ritorno del prossimo 12 marzo con la serenità di chi avrà a disposizione due risultati su tre, oltre alla consapevolezza di saper mettere in scacco una delle squadre più forti d'Europa. Se la Juventus dovesse riuscire a eliminare i Colchoneros di Simeone farebbe un'impresa titanica, degna delle più importanti pagine di Storia scritte dalla Vecchia Signora. Molto più, per esempio, della rimonta portata a termine un anno fa, sempre agli ottavi di Champions, ai danni del Tottenham. Altra avversaria, altro risultato. Altra storia, con una costante: la Juventus, zoppicante all'andata, dà il meglio di sé al ritorno.  E qui iniziano, se possibile, le buone notizie. Perché la banda di Allegri sa come si fa. Sa come complicarsi la vita, ma sa anche come ribaltare i pronostici nel momento più difficile. 

Citare il trionfo di Wembley del 7 marzo 2018 non è infatti sufficiente. Fece altrettanto con il Real Madrid nel turno successivo della stessa edizione, rendendosi protagonista di un clamoroso 0-3 parziale al Bernabéu che bilanciò il medesimo risultato a parti invertite dell'andata, salvo poi uscire sconfitta all'ultimo secondo tra un rigore discusso ancora oggi e i fruttini di Buffon. E con il Bayern Monaco nel 2016, messo sotto di due reti all'Allianz Arena dopo il 2-2 dello Stadium prima della controrimonta in extremis dei bavaresi.  La banda di Allegri sa come complicarsi la vita, ma la Zebra ferita non è mai doma. L'imperativo è provarci con tutti i mezzi, in nome di una stagione che altrimenti non sarebbe all'altezza delle aspettative. E soprattutto di una Champions che non può più essere una chimera.  Per farlo dovrà avere un'arma in più:  imparare dagli errori senza snaturarsi in alcun modo.  Essere un po' meno allegriana e un po' più choliana, mettendo in campo la garra sabauda di chi deve essere lucidamente folle. 

La Juventus del Wanda Metropolitano ha subito oltremisura la carica agonistica imponente dell'Atletico, con un intento chiaro in testa: portare a casa un pareggio e, nella migliore delle ipotesi, un gol. Niente di più sbagliato, anche alla luce delle statistiche spaventose dei Colchoneros in Champions, capaci di subire la miseria di una rete nelle ultime 14 sfide a eliminazione diretta e vincere 17 scontri diretti su 20 dal 2012 a oggi. Niente di più sbagliato, per una squadra che ha acquistato il calciatore più forte del mondo con l'obiettivo dichiarato di vincere tutto.  Lo scarso dinamismo e la mancanza di ritmo, imputabili ad una condizione atletica globale non ottimale e, con una buona dose di malizia, alla scarsa competitività del campionato italiano, hanno fatto il resto. L'assetto tattico impostato da Allegri ha limitato le sortite offensive dell'Atletico nelle vie centrali, ma ha creato svariati problemi sulle fasce e isolato i tre attaccanti, male assistiti dai compagni e incapaci in alcun modo di incidere. 

I bianconeri dovranno accantonare con ogni probabilità il 4-3-3 a favore di un 4-4-2 speculare a quello degli avversari, più compatto e adeguato all'occasione. Magari con Mandzukic nuovamente esterno a sinistra: il croato ridurrebbe le distanze tra mediana e attacco e garantirebbe allo stesso tempo maggiore densità a centrocampo. Con uno tra Douglas Costa e Bernardeschi dall'altra parte, in modo da lasciar maggiormente liberi  Cristiano Ronaldo e Dybala, imbavagliati all'andata, di svariare su tutto il fronte offensivo.  E con un ingrediente decisivo, più importante di ogni elemento tecnico-tattico:  la Juventus deve crederci, gettare il cuore oltre l'ostacolo e farlo fino in fondo.  Con la determinazione di chi vuole prendersi davvero quella dannata coppa. L'impresa è improbabile, ma non sarà un 2-0 a renderla impossibile. 

Fonte: l'autore Antonio Casu

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