Giocare con il portiere: un rischio ormai tutto italiano che paga poco

Una mania che attanaglia tutti i tecnici italiani top e di nuova generazione: usare il numero 1 per fare ripartire l'azione. Un azzardo incomprensibile?

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(334 articoli pubblicati)
Olympique Lyonnais v Bayern Munich - UEF

Abbiamo visto le Final Eight di Champions League e nelle sette gare osservate ci siamo accorte di un dato: solo l'Atalanta (peraltro usando questa opzione molto poco) ricorreva al gioco col portiere per fare ripartire l'azione.

Il Bayern Monaco e il PSG, nella finalissima di Lisbona, hanno passato volontariamente palla ai loro numeri uno, Neuer e Keylor Navas (due che con i piedi se la cavano abbastanza bene, soprattutto il primo...) soltanto tre volte in tutta la gara. Un dato che mostra che per arrivare in una finale della massima competizione non è necessario fare saltare in aria le coronarie dei tifosi con assurdi retropassaggi.

Una mania tutta italiana ormai, assolutamente incomprensibile e rischiosa. Un azzardo che non solo non porta alcuna efficacia nel gioco, ma che costringe a inutili corse all'indietro di tutta la squadra e fa perdere tempo in un gioco che assomiglia più al Subbuteo che al calcio.

Facciamo un esempio banale: il Milan della gestione Pioli prima e dopo Ibrahimovic. 

Con l'arrivo del meraviglioso, ma anziano, centravanti svedese la squadra rossonera, che giocava un calcio asfittico e inespresso, ha cominciato a giocare in velocità aumentando di 20 metri il suo baricentro e cominciando a creare occasioni su occasioni. Il perché? Perché, invece di giocare palla sempre con Donnarumma (giochino rischioso costato molti punti in passato), si verticalizzava per Ibra che teneva palla, faceva salire la squadra e magicamente si percorrevano meno chilometri e tutti in avanti.

Sembra una risorsa logica, ma pochi l'hanno usata. De Zerbi, tecnico del Sassuolo perenne rivelazione incompiuta del campionato di serie A, potendo giocherebbe sempre con il suo numero 1 (che spesso risulta il giocatore che ha toccato più palloni, il che è assurdo di per se), per fare ripartire ogni azione: reti assurde prese da pressing feroci di avversari più dotati fanno il resto.

Anche Sarri è un maniaco di questa sorta di masturbazione calcistica, un po' come lo sparagnino Allegri (più attento però degli altri a coprirsi) il quale usava questo giochino per addormentare match (il che è costato, nonostante le vittorie in serie dei bianconeri, fischi e spettacoli indecorosi conclusi con l'esonero del tecnico livornese).

Giocare perennemente con retropassaggi al portiere costringe a un possesso di palla più ragionato, azioni più lente e soprattutto ottanta metri di campo per arrivare nella porta avversaria. Una fatica spesso inutile che porta a una serie di movimenti faticosi, dette corse di sacrificio, di molti giocatori che poi arrivano con la lingua di fuori davanti al portiere avversario.

Questo atteggiamento inutile, poco positivo e conservativo, ci ha portato a prendere colossali legnate in Europa da squadre meno attrezzate, almeno sulla carta. Compagini, quelle continentali, che usano il proprio numero 1 come ultima opzione e non come idea di base per costruire gioco.

Il declino tecnico del calcio degli ultimi anni (più fisico e velocità, poca tecnica di base) era cominciato quando alla costruzione della manovra erano deputati i difensori centrali e non più i centrocampisti, annientati dalla pressione avversaria e incapaci di girarsi in avanti. Questo ha comportato la morte del trequartista, un lusso che pochi ormai possono permettersi, ormai impossibilitato a prendere palla in zone interessanti di campo.

In Europa si è pensato di cambiare modo di vedere: gioco sempre con palla avanti, difese altissime (che rendevano quanto meno inutile, se non in casi estremi, il retropassaggio), esterni perennemente coinvolti e spazi offensivi ampliati da un pressing avanzatissimo proprio su quelle squadre meno dotate che palleggiavano rischiosamente nella loro area di rigore col proprio portiere. 

Con la sfera recuperata a 10 metri dalla porta spesso e volentieri arrivano goal, occasioni e vittorie.

Una lezione da imparare per tornare a vincere all'estero.

SSC Napoli v US Sassuolo - Serie A
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

DI' LA TUA

1
1 COMMENTI

Inserisci qui il tuo commento

  1. fantaCecco - 6 giorni

    Sono d’accordo su tutto! Tranne il coinvolgimento di Sarri e Allegri. Punti di vista

Gazzetta Fan News

Modifica password

Inserisci la password attuale: Inserisci la nuova password: Conferma la nuova password:

Grazie per il tuo commento!

Il commento sarà pubblicato appena moderato.

Grazie per aver compilato il form

A breve riceverai un feedback dallo staff di Gazzetta Fan News.

Grazie

Hai completato la tua registrazione! Inizia subito a partecipare alla community di GazzaNet

Continua la tua navigazione

Login

RECUPERA PASSWORD

Per recuperare la password inserisci la tua email.



Inserisci la tua nuova password.