Difensivismo, uno stile che non paga…..in Europa

Le ultime 10 edizioni ci svelano il segreto di chi solleva la coppa dalla grandi orecchie

di Claudio Toschi pilo
Claudio Toschi pilo
(8 articoli pubblicati)
Paris Saint-Germain v Bayern Munich - UE

Il Bayern Monaco è meritatamente campione d'Europa dopo aver vinto tutte le partite. Un'impresa epica, esaltata dallo spessore degli avversari: dopo aver demolito il Chelsea in casa propria ed averlo umiliato anche in Germania, i bavaresi hanno incontrato il Barcellona del Dio Messi e del Pistolero Suarez, Vincendo 8-2. Un sogno persino alla Playstation.

Eppure, il commentatore di Sky Luca Marcheggiani, pur evidenziando i pregi dei bavaresi, ha trovato tanti momenti per criticarlo, definendo la difesa disattenta, mal posizionata, troppo alta e quant'altro. Innanzitutto, pensare di non concedere qualche palla gol ai catalani è fantascienza, ma soprattutto, ritengo che ad avere problemi difensivi siano state tutte le squadre che hanno affrontato il Bayern.

Le sue critiche hanno ragioni profonde che riguardano noi Italiani, da sempre abituati a pensare che attaccare tanto significhi non saper difendere e che le vittorie debbano passare innanzitutto per una difesa eccellente e per la capitalizzazione delle poche occasioni create.

“Vince sempre chi ha la difesa migliore” e “l'importante è subire meno gol degli altri” sono slogan inflazionati.

Sebbene questo abbia ancora un po' di riscontro in Serie A (spesso i campioni d'Italia hanno la miglior difesa), questo è totalmente falso nella competizione per Club più ambita.

Nelle ultime 10 edizioni della Champions League, per ben 9 ha vinto la squadra che si è presentata all'atto finale con il miglior attacco. L'unica eccezione è stata il Liverpool 2018, sconfitta a Kiev nella notte orribile di Karius.

In NESSUNA occasione invece, la finalista con la miglior difesa ha avuto la meglio sugli avversari se questi vantavano un maggior numero di gol fatti.

Cardiff 2017: la Juventus arriva in finale con 3 gol subiti in tutta la competizione e ben 9 partite senza subire gol; dall'altra parte l'opposto: Il Real Madrid (che 4 gol li ha subiti dal solo Legia Varsavia) si gioca la coppa con addosso il peso di 17 gol incassati. Inoltre per vedere la propria porta inviolata ha dovuto attendere la semifinale d'andata (vittoria per 3-0 contro l'Atletico Madrid, curiosamente la squadra più difensivista tra le grandi). Per il resto ha subito gol in ogni partita della competizione. Però hanno dalla loro i 32 gol fatti,11 in più dei rivali.

In finale gli spagnoli hanno mantenuto il trend, subendo gol come al solito, ma segnando anche tanto...come al solito.

Primo tempo equilibrato, secondo tempo senza storia. Questione di condizione fisica e mentale ma soprattutto di attitudine ad attaccare sia dopo aver subito gol che dopo averlo fatto.

L'arma in più di chi pensa prima a costruire è questa: chi ha la mentalità offensiva, pensa a segnare anche essendo in vantaggio ed anche se si passa in svantaggio c'è la consapevolezza di poterla ribaltare; se invece si pensa sempre a difendere ma si va sotto nel punteggio....che cosa rimane?

Ciò non significa snobbare la fase difensiva, l'attenzione, l'organizzazione, le marcature preventive, quanto piuttosto sottolineare come la mentalità offensiva in questa competizione sia indispensabile, senza dimenticare inoltre che attaccare è il modo migliore per difendersi.

Nelle competizioni da dentro o fuori e soprattutto nelle finali, non si hanno opportunità per rimediare o speculare su vantaggi accumulati in altre partite.

Nel suo piccolo, Il modello Atalanta ha dimostrato l'importanza di questa mentalità: se proponi gioco offensivo vai avanti, se speculi, attendi e fai ostruzionismo vai a casa.

La spregiudicatezza non preclude l'organizzazione e soprattutto non è sinonimo di superficialità né va inteso come attacco senza senno: significa giocare sulle proprie qualità piuttosto che sui difetti dell'avversario, significa pensare a segnare il prossimo gol piuttosto che ad evitare di subirlo.

Per alzare quella coppa il Bayern ci ha insegnato la ricetta: vivere ogni partita con la consapevolezza di poter subire 2 gol ma di poterne fare 8. Come contro il Barça!

Fonte: l'autore Claudio Toschi pilo

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