Champions League: Inter e Napoli, the Italian job

Incroci pericolosi sull'asse Milano-Napoli in versione Europea. Potrebbe essere poker di italiane Liverpool e Tottenham permettendo

di Antonino Aloi
Antonino Aloi
(17 articoli pubblicati)
SSC Napoli v Liverpool - UEFA Champions

Che il calcio italiano sia in ripresa è evidente, in Europa le italiane hanno fatto sognare le rispettive tifoserie con partite e risultati di tutto rispetto. Il merito è da attribuire ad una filosofia di interpretazione del gioco del tutto cangiante, rispetto ai trend degli anni precedenti. Juventus, Roma, Inter e Napoli, con sfaccettature del tutto diverse, aggrediscono le partite e difendono alti pronti a buttarsi alle spalle delle linee difensive avversarie. Da non trascurare anche il fattore qualità delle rose infatti, se ad una quasi perfetta Juventus si aggiunge CR7 il risultato non può che essere soddisfacente, ma anche Inter, Napoli e Roma coltivano nei propri ranghi germogli di qualità che si esaltano nelle notti europee. Nel lontano 2003, l'anno della finale Juventus-Milan di Manchester, le italiane agli ottavi erano addirittura tre: Juventus, Inter e Milan. Tempi annebbiati da ricordi più o meno lucidi forse ancora lontani in termini di qualità e peso specifico ma con il passaggio di Inter e Napoli questo record si può eguagliare ed addirittura superare. Naturalmente altro vivere per Juve e Roma già qualificate. L'armata di Max Allegri con una vittoria in Svizzera in casa dello Young Boys passerebbe il turno come prima in classifica, risultato assolutamente prestigioso e di salvataggio da ottavi decisamente scomodi. All'ombra del Colosseo invece i giallorossi di Di Francesco al netto di una classifica non esaltante in campionato, sembrerebbero trovare ambizioni e stimoli dalla famosa canzoncina che tira fuori il "The Champions" che è in loro. Secondo posto blindato, doppia sconfitta con il Real Madrid che si porta dietro qualche rammarico di troppo in un palcoscenico che ha messo in mostra l'immenso bagaglio qualitativo a disposizione della Roma. Ad aggiungersi alle magnifiche due potrebbero esserci Inter e Napoli, che già parlano inglese, il loro destino dipende da due squadre suddite di sua maestà: Liverpool e Tottenham. 

FABER FORTUNAE SUAE

La locuzione Sallustiana "homo faber fortunae suae", utilizzatissima nel periodo di fioritura rinascimentale dell'Umanesimo, sottolinea il fatto di come l'uomo sia artefice del proprio destino. In questo caso Luciano Spalletti avrebbe qualcosa da ridire. Con il Barça già qualificato a 13 punti, l'Inter ha bisogno di arrivare con un punto avanti al Tottenham di Pochettino in classifica. Le due squadre sono appaiate a 7 punti, ma in virtù del goal segnato a San Siro negli scontri diretti dagli Spurs, a parità di classifica passerebbero gli inglesi. Testa al Psv da battere in casa con un occhio o un orecchio, in stile radiolina anni 70, alla partita del Camp Nou. I nerazzurri hanno ampiamente dimostrato di poter giocarsela ad altissimi livelli per atteggiamento e cifra tecnica che sopperiscono ad una mancanza di esperienza evidente soprattutto nelle sconfitte esterne con Barcellona e Tottenham. Un gioco veloce, aggressivo per la squadra di Spalletti ad ampi tratti "europeo" è quello che può permettere all'Inter di vedere gli ottavi di finale, sperando che il Barca non si segga sugli allori.

YOU'LL NEVER WALK ALONE 

Non camminerà di certo solo il Napoli di Ancelotti chiamato ad una storica qualificazione ad Anfield, il tempio del calcio inglese. Al di là di avulsi discorsi di differenza reti e scontri diretti, gli azzurri devono uscire dal campo con in tasca una vittoria o un pareggio. Sfida ciclopica agli occhi di tutti, non di Insigne e compagni che hanno dimostrato come l'aggressività di Klopp può essere arginata dal palleggio e dagli uno contro uno che allargano i Reds senza dare punti di riferimento. Il doppio pareggio con il Psg è valso anche il primato in classifica. Il Napoli travestito da outsider ha dimostrato come idee e voglia di lavorare possano sopperire a faraoniche rose e roboanti acquisti di mercato. Mission quasi Impossible perché gli azzurri possono contare su un Ancelotti in più, direttore della scuola di specializzazione in Champions League.

Fonte: l'autore Antonino Aloi

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