Carlo Ancelotti e la maledizione dei suoi ex giocatori

Prima Di Maria, poi Bernat: nella doppia sfida con il Psg hanno colpito due giocatori che ha avuto alla sue dipendenze il tecnico di Reggiolo

di Dario D'antoni
Dario D'antoni
(12 articoli pubblicati)
stretta di mano

Comunque vada a finire la stagione del Napoli, bisognerà fare un plauso ad Aurelio de Laurentiis. Un personaggio che per sua natura ha fatto e farà sempre discutere di sè, per via delle sue numerose dichiarazioni con tono pungente e mai banale. Un presidente tra i più esigenti e ambiziosi, che non si accontenta di presenziare al tavolo dei grandi, ma che ci tiene a ben apparire. Così la sua estate, oltre a renderlo patron del nuovo Bari, è stata caratterizzata dall'ingaggio di Carlo Ancelotti. L'addio all'ombra del Vesuvio di Maurizio Sarri è stato subito digerito dal presidente napoletano che oggi, 7 novembre, sarà più che mai contento della sua scelta.

In due settimane il doppio incrocio con il quotato Psg ha consegnato due punti, che potevano essere almeno due in più, se solo non ci avesse messo del suo il Fideo, Angel di Maria, da molti considerato come l'uomo della Dècima, conquistata dal Real di Ancelotti nel 2014. Due settimane fa quel sinistro a giro fece venire l'amaro in bocca al suo ex mister Ancelotti, che dovette tornare a Napoli insieme ai suoi con la beffa di aver solo sfiorato un'impresa. Il ritorno al San Paolo è stata una partita diversa, come ci si poteva aspettare. Probabilmente, la ragione principale risiede nel fatto che la squadra di Tuchel è scesa in campo con la consapevolezza di dover affrontare una grande squadra, capace di rimanere dentro la partita per l'intera durata del match.

Lo dimostra il fatto che, nella ripresa, è arrivato il pareggio di Lorenzo Insigne su rigore, freddo nel riprendere il vantaggio dei parigini firmato Juan Bernat, giunto allo scadere del minuto di recupero concesso da Kuipers nel primo tempo. Proprio sul laterale spagnolo ha voluto scherzare Carletto a fine gara:

"È stato bello rivedere Buffon, Di Maria e Thiago Silva. A me segnano sempre i giocatori che ho avuto: Bernat non ha mai fatto un gol in vita sua…”.  L'immediata vigilia dell'incontro sembrava un preludio a questo gol; le parole al miele espresse dal terzino in conferenza proprio  sui suoi trascorsi al Bayern, l'abbraccio tra i due prima del fischio d'inizio. Tutto molto bello, fino a che puntualmente non è arrivata la rete dello spagnolo, che ha mandato su tutte le furie Ancelotti, poichè il tempo di recupero era già terminato.

Ma certi episodi non possono e non devono far passare in secondo piano la forza del Napoli di Ancelotti: in quanti avrebbero scommesso su una stagione del genere arrivati a questo punto, soprattutto in un girone con Psg e Liverpool? 

I più parlavano di una rosa indebolita dalla partenza di Jorginho e al tempo stesso non erano convinti dei vari Malcuit, Fabiàn Ruiz e Verdi. Per non parlare della rivoluzione tra i pali. 

Ma alle parole, Ancelotti è abituato a contrapporre i fatti e i risultati che il campo sta decretando danno ragione al lavoro svolto dall'intero staff del Napoli, dal ritiro di Dimaro sino ad oggi. Il merito più lampante da attribuire ad Ancelotti è quello di essere riuscito, in quasi tre mesi di stagione, a coinvolgere l'intera rosa a sua disposizione.

In porta si alternano Karnezis/Ospina, in attesa di Meret. In difesa, dove sta gigantoneggiando Koulibaly, è stato prima rilanciato Maksimovic - scartato da Sarri - e poi buttato nella mischia Malcuit, al momento giusto. A centrocampo il recordman di presenze Hamsik interpreta al meglio il ruolo di play, insieme ad un Allan formato nazionale. Ad essi, aggiungiamo il talento cristallino di Ruiz, i giovani Diawara, Rog, e le ali Callejon e Zielinski.

ll Napoli si schiera con un 4-4-2, scolastico a primo impatto, che in realtà è tremendamente efficace quando ti rendi conto che là davanti alterna gente del calibro di Milik, Mertens e Insigne.

La gente di Napoli, seconda a nessuno per calore e attaccamento alla maglia, può continuare a dormire sonni tranquilli: l'urlo "The Champions", che si ode prima di ogni match europeo, è destinato a salire di intensità sempre di più.

Il tutto per merito di Don Carlo.

Bentornato Ancelotti, ci sei mancato.

lorenzo il magnifico
Fonte: l'autore Dario D'antoni

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