Barça-Meccanica: con gli Orange per continuare un ciclo mai chiuso

Vincere la sesta Champions riaprirebbe un ciclo di vittorie che forse in realtà non si è mai chiuso, con Frenkie De Jong e la "Cantera" a garanzia di crescita

di Antonino Aloi
Antonino Aloi
(18 articoli pubblicati)
FC Barcelona v Levante UD - La Liga

In casa blaugrana la coppa dalle grandi orecchie si è persa di vista dal lontano, ça va sans dir, 2015. La finale di Berlino con la Juventus era arrivata a coronamento di una stagione da Triplete fuori da qualsiasi norma terrena. Parlare di cicli calcistici, al cospetto di una squadra che ha cambiato le regole di questo sport, è un giochino che sfama chiacchiere da bar lasciando per terra briciole di un qualche vago senno umano. Rivoluzione e Catalogna sono parole che inevitabilmente vanno a braccetto non solo politicamente ma anche e forse soprattutto calcisticamente. Senza addentrarsi molto nei gangli del dibattito politico, basti pensare che i tumulti indipendentisti Catalani sono circoscritti ad un territorio sicuramente inferiore, in termini di spazio geografico, rispetto “all’effetto Barça” che per osmosi ha attraversato l’intero globo terraqueo. 

Più che ciclo calcistico, misurato meramente per i risultati ottenuti, sarebbe interessante sottolineare che se di ciclo bisogna parlare forse sarebbe meglio dibattere su una rivoluzione tecnica ma soprattutto tattica iniziata prima ancora dei grandi e tuonanti risultati del Barcellona contemporaneo. È innegabile che l’arrivo di Johan Cruyff sotto le duplici spoglie di immenso giocatore e visionario allenatore abbiano aperto una voragine tra gli statici dettami calcistici dell'epoca arrivando fino ad oggi, condizionando il modus iocandi a tutte le latitudini. I concetti di tempo e spazio rivoluzionati per sempre, le idee e gli approcci tattici mutati inevitabilmente, oltre ad un sentire completamente diverso e lungimirante nella costruzione della rosa fortemente legato ai giovani, ed più in particolare, alla celeberrima" cantera". Vincere, come tutti i piaceri  della vita, alla lunga porta assuefazione alla strenua delle peggiori dipendenze tossiche. Non è difficile ascoltare critiche o vedere storcere il naso verso Messi e compagni rei di non vincere la “Coppa dalle grandi orecchie” dal 2015. È la legge non scritta del più forte che abitua il vulgus alle vittorie facili, che in realtà facili non sono. È l’assuefazione alla vittoria che non presuppone la fine di nessun tipo di ciclo ma la trasformazione continua dello stesso sotto gli stessi colori.

BLAU-ORANGE

Rapporti stretti, spesso turbolenti legati a opulenza e potere hanno spesso unito o separato la Spagna e l’Olanda. Filippo II non avrebbe mai immaginato nel XVI secolo che l’indipendenza olandese dal dominio spagnolo, si sarebbe trasformata a sua volta in colonizzazione sportiva sul territorio iberico. Il Barça e i Paesi Bassi sono legati indissolubilmente dal 14 più famoso della storia. Johan non ha esportato armi  ma concetti che Guardiola in primis ha fatto fruttare rendendo il Barcellona un brand del bel calcio e a volte, in maniera riduttiva, del “Tiki Taka”. Le stoffe preziose esportate in Spagna sono le idee che si basano sul concetto di possesso palla, di coralità, di intercambiabilità di ruoli. Si parte dal concetto che chi ha la palla ha un duplice vantaggio: se da un lato il possesso porta coralmente ad attaccare la porta, dall’altro scongiura il pericolo di subire goal. I concetti di spazio presi in prestito da Guardiola sulla base del calcio olandese, hanno fatto grande il Barça, sdoganando il concetto di falso nueve che altro non è che spazio libero dove attaccare l’avversario. Questa tradizione tecnica ha sempre accompagnato la presenza di grandi talenti Orange a calcare il Camp Nou. Una tradizione che da Rijkaard a Cruyff, potrebbe portare in blaugrana i talenti più puri che il tulipano abbia espresso negli ultimi anni: De Jong e De ligt. Nel segno di un colore che va dal rosso all’arancione passando per il blu quindi, sarebbe più opportuno parlare di trasformazione più che di fine di un ciclo che resiste e persiste in forme diverse ma con medesimi risultati: dominio assoluto del campo. I latini dicevano: “Rem tene, verba sequentur”. I concetti restano, cambiano le forme della loro trasmissione.

Fonte: l'autore Antonino Aloi

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