25 Maggio 2005: la finale di Champions più pazza di sempre

Nella maledetta notte di Istanbul va in scena la tragedia più grande vissuta dal Milan; i rossoneri si fanno rimontare il triplice vantaggio e perdono ai rigori

di Matteo Gentili
Matteo Gentili
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È mercoledì quando allo stadio Atatürk di Istanbul si gioca la finale della 50esima edizione della Champions League. In campo si affrontano il Liverpool di Rafa Benitez, alla sua prima stagione sulla panchina dei Reds, e il Milan di Carlo Ancelotti, capitano dell'armata rossonera che in quegli anni seminava  il panico in giro per l'Italia e per l'Europa. E non a caso quel Milan con 11 fuoriclasse sul rettangolo di gioco è il super favorito per la vittoria della Coppa dalle grandi orecchie. 

La stagione 2004/2005 non è fortunatissima per il club milanese, che si posiziona al secondo posto il campionato dietro la Juventus ed  in Coppa Italia esce ai quarti di finale sconfitta dall'Udinese di Luciano Spalletti. Tuttavia anche la stagione del Liverpool non è delle migliori: i Reds perdono la finale di League Cup contro il Chelsea (3-2), si piazzano al quinto posto in Premier e non vanno oltre il terzo turno di FA Cup poiché eliminati da un Burnley ancora in Championship. Dunque la Champions League è l'unico trofeo rimasto in gioco che può salvare la stagione delle due squadre

L'undici titolare del Milan è stratosferico: Dida, Maldini, Nesta, Stam, Cafù, Pirlo, Seedorf, Gattuso, Kakà, Crespo ed il fresco pallone d'oro Shevchenko; il Liverpool risponde schierando Dudek, Finnan, Carragher, Hyypiä, Traoré, Xabi Alonso, Luis Garcia, Gerrard, Riise, Kewell e Baroš, uno che di nome fa casualmente Milan. È chiaro il motivo per cui, almeno sulla carta, non c'è partita, ma il campo racconterà una storia diversa, totalmente diversa. Una storia che, durante il primo tempo, vede rispettare il pronostico iniziale: i rossoneri impongono immediatamente la loro supremazia e dopo appena 53 secondi il giocatore più anziano in campo, Maldini, porta avanti il Milan in seguito ad uno schema da calcio di punizione perfettamente eseguito. Al 38esimo minuto, in seguito ad un contropiede, Kakà lancia l'attaccante ucraino che in area di rigore serve un Crespo ben appostato che non fa altro che spingere il pallone in rete; 5 minuti dopo è ancora l'argentino a segnare, il quale arriva a tu per tu con Dudek, grazie ad un assist fenomenale del fantasista brasiliano, e lo supera con freddezza. Il primo tempo finisce con un sonoro 3-0, le formazioni vanno negli spogliatoi ma verosimilmente il Milan ci rimane e la seconda frazione passa alla storia come quella dei "6 minuti di follia". Tutto inizia al 54esimo minuto quando, sul cross di Riise, Gerrard insacca il pallone con una fantastica girata di testa; 2 minuti più tardi Šmicer (subentrato a Kewell dopo 23 minuti) sgancia un missile dal limite dell'area che buca le mani di Dida e riapre clamorosamente la partita. L' impensabile rimonta si completa al minuto 60': Gattuso stende in area Gerrard e per l’arbitro è rigore netto. Xabi Alonso va sul dischetto, Dida para ma non può nulla sulla ribattuta: 3-3. I rossoneri sono increduli, frastornati ed infatti sembrano dei fantasmi che vagano per il campo, e non riescono ad accennare una minima reazione. I tempi regolamentari finiscono ed i supplementari sono la fotocopia dell'ultima mezz'ora blanda del secondo tempo; a 3 minuti dalla fine arriva l'occasione che non ti aspetti, occasione che il Milan non riesce a sfruttare perché ancora in balia dell'incredulità: da un cross il colpo di testa di Shevchenko è respinto da Dudek, il quale si oppone miracolosamente al successivo tap-in dello stesso Sheva. Un segno del destino? Forse. L'impresa dei Reds viene ultimata grazie ai calci di rigore e grazie agli errori dal dischetto di Serginho, Pirlo e lo stesso Shevchenko, l'uomo che avrebbe potuto cambiare la storia a tre minuti dal termine. 

Il Milan, pagando enormemente la convinzione che la finale fosse già chiusa dopo i primi 45 minuti di gioco, fu vittima di se stesso. Quel mercoledì di 13 anni fa ci ha insegnato che ogni partita ha la sua storia; perdere ci sta, ma è il "come" che ha reso la 50esima finale di Champions, la più pazza di sempre.

Fonte: l'autore Matteo Gentili

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