Caso Icardi, perché la colpa non è (solo) di Wanda Nara

I 5 motivi per i quali le colpe sul caso Icardi non dovrebbero ricadere solo sulla moglie-agente

di Riccardo Sanna
Riccardo Sanna
(32 articoli pubblicati)
Icardi e Wanda Nara

Se ne parla nelle strutture sportive, nei bar, nelle piazze, nelle spiagge. Ne parlano anziani, adulti e ragazzini. Se ne parla fra amici che masticano calcio. Se ne parla dopo aver udito la notizia lanciata dal tg sportivo che ribadisce la rottura fra l'Inter e il suo ex capitano Mauro Icardi. Se ne parla forse troppo. Le colpe? Per l'opinione pubblica e una buona fetta dei media nazionali la colpa è tutta (o quasi) della moglie, sua agente, Wanda Nara.

Wanda Nara è esplosiva, diretta, sopra le righe. Dice (spesso) quello che pensa. Talvolta ha sparato a zero su società e squadra nei salotti televisivi (errore madornale che fa riflettere su una questione precisa: perché l'Inter è rimasta così tanto a guardare?). Sui social posta (senza limiti) anche ciò che ai vertici aziendali non piace.  Eppure io credo che la colpa di tutta questa faccenda che ha messo Maurito ai margini del progetto Conte non sia completamente la sua, bensì, in linea principale, del suo assistito nonché marito. E lo spiego, secondo il mio modesto parere, in cinque punti.

Punto primo: il calciatore ha la bellezza di 26 anni. Non è un minorenne, non è alle prime armi. Ha la maturità e l'età idonea per poter scegliere della sua vita ciò che vuole. Non è un ragazzino: Mauro Icardi è un uomo.

Punto secondo: la presenza sui social in compagnia della moglie è una propria scelta. Non credo che Wanda Nara sia dovuta ricorrere a delle minacce per dei servizi fotografici che li ha visti protagonisti e che fruttano tanti quattrini che vanno a finire, poi, pure nelle sue tasche.

Punto terzo: la professionalità di un atleta che rappresenta una squadra di prestigio la quale gli permette di vivere una vita più che dignitosa, deve essere tale da saper controllare l'esuberanza che in un certo qual modo può mettere, entrambi, in cattiva luce. Provate a pensare ad un impiegato che sui social mette in ridicolo la propria azienda nonostante i vari ammonimenti di farla finita. Sapete che fine fa l'impiegato? Nel dubbio ve lo dico io: va a casa con una bella lettera di licenziamento.

Punto quarto: mi stupisce il fatto che una ragazzo all'apice della sua carriera non si renda conto che quest'ultima possa anche andare a rotoli. Per colpa di mancate prese di posizione e di freni mai tirati. Freni che avrebbe dovuto tirare una sola persona: il diretto interessato. Secondariamente, semmai, avrebbe dovuto tirarli l'Inter.

Punto quinto: sia per motivi familiari che per motivi di interesse calcistico, com'è possibile che un ragazzo mediamente coscienzioso (forse accecato dal troppo amore?) non capisca che forse sarebbe stato il caso di scindere le due cose, affidando la sua procura ad un altro agente così da non mischiare lavoro e matrimonio?

Chiudo con un quesito: ma se Wanda Nara non fosse stata così avvenente nel mostrare la sua femminilità, avrebbe comunque ricevuto tutto questo clamore e tutti gli insulti che le sono stati scagliati addosso negli ultimi anni? Io credo di no. Convinto del fatto che certi media (sia carta stampata che Tv) su certe scollature e certe frasi oltre misura ci abbiamo un tantino sguazzato. E, cosa ben più importante, guadagnato.

Per un giocatore così talentuoso come Mauro Icardi, campione indiscusso nonché bomber infallibile, tutte queste grane sono proprio un peccato. Ma nella vita (e questo glielo auguro) dagli errori si impara. Sempre.

Fonte: l'autore Riccardo Sanna

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