Caso Balotelli: quando il “sonno della ragione genera mostri”

I recenti episodi hanno scoperchiato una voragine lacerante che, ancor prima che sportiva, è politica, sociale, culturale.

di Fanny Boninu
Fanny Boninu
(11 articoli pubblicati)
Balotelli lancia il pallone ai tifosi de

Da domenica pomeriggio impazza sui media il “caso Balotelli”, che dallo stadio Bentegodi di Verona è diventato uno tsunami che ha allagato ogni ambito del vivere civile. Ma andiamo con ordine. Durante la gara Hellas Verona – Brescia, Mario Balotelli ha lanciato innervosito il pallone in direzione dei tifosi della squadra avversaria lamentando atteggiamenti discriminatori. Il gioco è stato sospeso per qualche minuto e subito ci si è interrogati sullo spinoso problema del razzismo nel calcio.

Il giudice sportivo ha stabilito la chiusura di un settore dello stadio e istantaneamente i tifosi del Verona sono stati definiti in toto scorretti. Su questi punti non posso essere d’accordo, innanzitutto perché chiudere gli spalti fa sì che i colpevoli si mimetizzino, molti o pochi che siano, dietro un’indefinita massa di persone, mentre dovrebbero avere un nome e un volto ed essere puniti personalmente, grazie ai nuovi mezzi tecnologici. Inoltre, le generalizzazioni sono sempre fuorvianti e scorrette, perché bollano con superficialità una comunità che non sempre si riconosce in certi gesti. Anzi, mi rifiuto di credere che tutti i Veronesi siano razzisti, anche perché, se così fosse, forse questa sarebbe la più grave sconfitta di tutta questa triste storia.

Ma se i fischi allo stadio possono essere fraintendibili e dare luogo ad infiniti dibattiti durante i quali, forse, non si può trovare una risposta definitiva, le parole hanno un peso, un’incisività che spesso non lascia spazio ad alternative. Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate all'emittente Radio Cafè da Luca Castellini, esponente del partito neofascista Forza Nuova e capo ultrà del Verona.

In un discorso delirante, in cui si giustificavano eventuali insulti razzisti come “goliardici”, si sono succedute parole come “Balotelli è italiano perché ha la cittadinanza italiana ma non potrà mai essere del tutto italiano”, “Ce l'abbiamo anche noi un negro in squadra, che ha segnato ieri, e tutta Verona gli ha battuto le mani”, “Ci sono problemi a dire la parola negro? Mi viene a prendere la Commissione Segre perché chiamo uno negro? Mi vengono a suonare il campanello?”.

Innanzitutto, impariamo che è italiano chi ha la cittadinanza italiana, cresce in Italia, è parte, nel bene e nel male, di questa cultura, e Balotelli rientra in tutti questi canoni, al di là dell’origine e del colore della pelle. Inoltre, quando in nazionale ha garantito, nonostante le vicende altalenanti, buoni risultati, tutti ce ne siamo sentiti rappresentati.

Mi soffermerei poi sulla parola “negro”, talvolta giustificata in virtù di una contestualizzazione non sempre appropriata. Capita spesso di leggere addirittura alti riferimenti all'etimologia latina, lingua in cui “niger” significa semplicemente “nero”, detto di persone e cose. È bene ricordare che una parola, nel corso della sua evoluzione, spesso assume nuovi significati rispetto a quelli della lingua madre da cui deriva. Oggi “negro” non vuol dire “nero”, nessuno lo usa spontaneamente per parlare in modo neutrale del colore degli oggetti, ma si tratta di un termine carico di significati etnici e sociali sulla scia dello schiavismo coloniale e di tutte le dolorose lotte per la parità. E se proprio vogliamo appellarci ai latini, ecco due semplici versi delle Ecloghe di Virgilio, in cui il protagonista consiglia di rivolgere amore al giovane Menalca “sebbene sia nero” affermando: “O bel giovane, non fidarti troppo del colore: i bianchi ligustri cadono, i neri giacinti vengono raccolti”.

Il riferimento alla proposta della senatrice Segre, che fa di una mostruosa esperienza personale e dell’orrore dell’olocausto un’arma vigorosa contro la brutalità dei tempi, non merita ulteriori commenti, perché sarebbero riduttivi data la gravità assoluta del gesto.Vorrei concludere con un appello ai quattro consiglieri comunali che intendono denunciare il giocatore per diffamazione alla città: denunciate i Luca Castellini, perché nessuno più di loro getti ombra su Verona.

Fonte: l'autore Fanny Boninu

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