Casale, il piccolo borgo che conquistò l’Italia

Dai banchi di scuola dell'istituto "Leardi" al campo, una storia per gli ultimi romantici del calcio

di Ermanno Ceruetto
Ermanno Ceruetto
(13 articoli pubblicati)

Dislocato sulle alture Piemontesi, ritroviamo un piccolo comune di appena 33.425 abitanti, che riporta il nome di Casale Monferrato. Qui 115 anni fa venne fondata la squadra Robur F.B. ma nonostante la grande euforia iniziale la squadra riscattò poco successo tra la popolazione che non la aiutò in termini economici. Visto l'andazzo il capitano della squadra Cavasonza decise di scioglierla definitivamente.

Ma come tutte le grandi storie, questo non poteva essere il lieto fine. Nel 1909 il professore Raffaele Jaffe, docente dell'istituto tecnico Leardi, al ritorno di una breve passeggiata incontra alcuni suoi alunni che si stanno recando ad assistere una partita di calcio a Caresana. Il professore incuriosito, dopo essere stato invitato, si precipitò a Caresana e in pochi attimi di partita nacque in lui quella grandissima passione che porta il nome di calcio. Proprio mentre assiste alla partita gli balena in testa una splendida idea, che è quella di riportare il calcio a Casale Monferrato. Appena in aula propone l'idea ai suoi alunni che la accolgono a braccia aperte. Nasce così in un'aula dell'istituto Leardi il Casale Football Club.  

Come maglia viene scelta la stessa camicia con la stella bianca ricucita sul petto della Robur F.C. A capo della società c'era lo stesso Jaffe e come presidente onorario il preside dell'istituto Gerolamo Occoferri. Tra i giocatori spiccavano i nomi di Barbesino, Gallina, Rosa, Perinetti che successivamente segnarono la storia di questo club.

Il Casale partiva dalla terza categoria e al primo anno nonostante la poca esperienza vinse il campionato a mani basse, e, contemporaneamente, la Coppa d'argento battendo a Caresana la US Milanese.  L'anno seguente in seconda categoria si qualificarono al secondo posto del girone Piemontese mancando però la qualificazione al girone finale. 

Jaffe, che nel frattempo era diventato Dirigente Federale chiese, poiché la seconda divisione era militata solo dalle seconde squadre della massima divisione, l'ammise il Casale alla prima divisione. Il consiglio federale valutò attentamente la proposta e scelse poi di programmare una doppia sfida spareggio tra Casale e la Libertas di Milano. Il Casale uscì vincitore dalla doppia sfida, riportando un pareggio in casa e una vittoria esterna, qualificandosi così nel massimo campionato italiano. 

Alla prima stagione nella massima serie il Casale, però, faticò non poco nella prima parte della stagione per poi riprendersi e concludere il girone Nord-Occidentale al sesto posto

L'anno successivo nel campionato 1913-14, chiuse il girone Nord-Occidentale al secondo posto dietro solo ai cugini tanto "odiati" della Pro Vercelli, qualificandosi al girone dell'Italia Settentrionale. Qui il Casale trovò oltre la Pro Vercelli anche Milan, Vicenza, Genoa e Verona. I Casalesi chiusero al quarto posto il girone settentrionale, non potendosi giocare lo scudetto. Però in quello stesso anno la squadra nero stellata riuscì a battere il Reading, divenendo la prima squadra italiana a batterne una Inglese.

La favola però era solo agli inizi perché nel 1914 i piemontesi si presentarono con una squadra competitiva e ben rafforzata, che riuscì a superare prima il girone ligure-piemontese e dopo quello dell'Italia settentrionale eliminando la Pro Vercelli. Nel girone finale dell'Italia settentrionale il Casale doveva affrontare le compagini Genoa, Juventus, Inter, L.R. Vicenza e Hellas Verona. I nerostellati riuscirono a vincere contro tutte e 5 le squadre arrivando primi nel girone e giocandosi lo scudetto con la Lazio vincitore del girone dell'Italia centro-meridionale.

In finale il casale si impose prima nella partita d'andata per 7-1 e ripetendosi al ritorno per 2-0. Il Casale era campione d'Italia, dopo soli 5 anni dalla fondazione.

Quella del Casale resta una favola senza tempo  raccontata ai veri amanti del calcio nostrano che credono ancora ad un gioco fatto di passione e romanticismo.

Fonte: l'autore Ermanno Ceruetto

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